Marchi

  • 8+ Vineyards
  • Alle Cascine
  • Angelo Gaja
  • Antica Dolceria Bonajuto
  • Antico Castello
  • Argiolas

    Argiolas

    Quella degli Argiolas è una storia che è cominciata agli inizi del '900.

    Era esattamente il 1906, l’anno in cui a Serdiana, in provincia di Cagliari, è nato Antonio, il patriarca. Poco più di trent’anni più tardi, nel 1938 con precisione, in quella che da sempre è una terra di agricoltori, di oliveti e di vigne, lo stesso Antonio ha dato vita alla cantina Argiolas. Piantando filare dopo filare, unendo vigna a vigna, si è iniziato a produrre vino, cercando sempre la qualità con rigore e metodo. Poi sono arrivati i figli di Antonio, Franco e Giuseppe, che hanno ereditato dal padre la passione per le vigne e per il vino, e la hanno condivisa e trasmessa, a loro volta, prima alle mogli e quindi agli stessi loro figli.

    Oggi, nella cantina lavora attivamente già la terza generazione degli Argiolas, quella dei nipoti di Antonio. In fondo la ricetta è semplice: stagione dopo stagione, vendemmia dopo vendemmia, di generazione in generazione, la tradizione si tramanda e si rinnova, anno dopo anno. È in questo contesto che nasce una linea produttiva ampia e completa, capace come forse nessun’altra di valorizzare al meglio il territorio e le sue varietà più tipiche, in un connubio perfetto. Vini unici, che si caratterizzano per intensità, equilibrio ed eleganza.

    Attualmente, suddivisi in cinque distinte tenute, i vigneti che rispondono al nome di Argiolas raggiungono un’estensione totale che supera i 230 ettari. Nel rispetto di ambiente, ecosistema e territorio, trova spazio anche la ricerca e la sperimentazione, per piante di vite che, in alcuni casi, sono addirittura coltivate a piede franco. In cantina, grappoli eccelsi danno vita a quelli che prendono il nome di “Turriga”, “Korem”, “Is Solinas” e “Iselis”, poi ancora di “Costamolino”, “Perdera” e “Costera”, per citare solo alcune delle etichette Argiolas. Vini, quelli che escono dalla cantina di Serdiana, di estrema piacevolezza, qualitativamente superiori, nonché fortemente fedeli del terroir di appartenenza.

  • Arioli
  • Az Agricola Durando
  • Az. Agricola Stringhetto
  • AZIENDA FRATELLI FEOLA

    AZIENDA FRATELLI FEOLA

    La Pescheria Fratelli Feola è stata fondata nel 1980 nella cittadina di Carloforte, nell’isola di San Pietro in Sardegna. Realtà italiana d’eccellenza, famosa in tutto il mondo grazie alla presenza delle antiche tonnare. Luogo unico dedicato alla pesca con reti fisse del pregiato tonno rosso di Carloforte.

    Nata come piccola bottega per la rivendita del pescato, è riuscita nel tempo ad ingrandirsi ed espandere la propria produzione sia come centro per la vendita a privati e ristoratori della zona che presso attività specializzate in tutta Italia, grazie alla freschezza e all’eccellente qualità dei suoi prodotti.

  • Balgera
  • Barboglio dei Gaioncelli
  • BARON DE ROTHSCHILD

    BARON DE ROTHSCHILD

    La tradizione vinicola della famiglia Rothschild risale alla seconda metà del XIX secolo, e al 1868 con esattezza, anno in cui James de Rothschild acquistò il famoso Château Lafite. Fu però nel 1973 che, dopo più di un secolo di storia familiare connessa al mondo del vino, il pronipote di James, il barone Edmond de Rothschild, rafforzò le proprietà aziendali, acquisendo due “Crus Bourgeois” a Listrac e a Moulis en Médoc: Château Clarke e Château Malmaison. Da allora l’ascesa non si è più fermata: restaurando con rigore tutte le strutture e gli edifici, e dando il via a sistematici reimpianti, venne fondata la “Compagnie Vinicole Baron Edmond de Rothschild” la quale, pur mantenendo una dimensione familiare, ha aperto a modernizzazioni e innovazioni varcando anche i confini francesi, per approdare in Sud Africa e nelle Ande argentine.

    L’esperienza e le tradizioni dettano il passo tanto in vigna quanto in cantina, per cui tra i filari le viti sono allevate con estrema cura e nel pieno rispetto di ambiente ed ecosistema, mentre in fase di vinificazione, invecchiamento e affinamento, ogni passaggio produttivo viene meticolosamente e scrupolosamente monitorato.

    Con la quinta generazione dei Rothschild oggi a condurre l’azienda, e con il barone Eric de Rothschild a capo di Château Lafite - di certo la tenuta più importante tra tutte quelle dei Domaines Barons de Rothschild - attualmente l’impresa guarda sempre verso il futuro, senza però mai dimenticarsi il passato e quelle che sono state le proprie origini.

    Producendo vini di qualità che rispondono ai più alti standard in termini di elezione dei terroir e di scelta dei sistemi di vinificazione, l’azienda continua costantemente a espandersi, mantenendo ben salda la passione per l’eccellenza e ben dritta la barra verso una regolare dinamicità produttiva. Un’impresa vitivinicola, insomma, da includere tra le più prestigiose di tutto il mondo, capace di coniugare come poche altre la massima eccellenza con i grandi numeri.

  • Basilisco
  • Bellavista
  • Birrificio Hordeum
  • Boizel
  • Bonajuto
  • Bonini
  • Borgo Conventi

    Borgo Conventi

    CURARE I VIGNETI È IL GESTO PIÙ IMPORTANTE NELLA PRODUZIONE DEI VINI DELLA TENUTA BORGO CONVENTI, DAL 1975.

    Un proprietario terriero di nobili origini, un frate e un appezzamento di terra su cui costruire il primo monastero del territorio di Farra d’Isonzo. Inizia così l’antica leggenda da cui prende il nome “Borgo Conventi”, fondata nel 1975 con l’obiettivo di produrre vini raffinati ed eleganti. Un intento rinnovato nel 2001 con l’acquisizione della tenuta da parte della famiglia Folonari, una nuova spinta alla produzione che mantiene intatto il rispetto per la tradizione e le origini.

    L’ASSAGGIO DALLE BOTTI RACCONTA IN MODO SINCERO L’EVOLUZIONE DEI VINI IN AFFINAMENTO.

    Per mesi i vini riposano in botti di rovere francese e di Slavonia o nei tini di acciaio inox. Nella Tenuta Borgo Conventi, il rustico che ospita i locali della moderna cantina è stato ristrutturato nel ’90. Al suo interno, ogni anno, vengono prodotte più di 300.000 bottiglie.

  • Borgo Magredo
  • Bosoni Cantine Lunae
  • Cà dei Frati
  • Cà del Bosco
  • Cà del Grifone
  • Cantina D'Isera
  • Castello della Sala
  • Castello di Ama

    Castello di Ama

    Ama prende il nome da un piccolo borgo arroccato sulle colline toscane che, fin dal XIV secolo, ha visto fiorire l’attività agricola, con la produzione vitivinicola che era all’epoca curata da un gruppo di famiglie. Siamo a Gaiole in Chianti dove, negli anni ’70 del secolo scorso, alcuni soci hanno creato l’azienda Castello di Ama, accollandosi la sfida di riportare Ama agli splendori del passato, producendo un Chianti degno di competere a livello internazionale con i grandi vini. Lorenza Sebasti e Marco Pallanti oggi gestiscono un’azienda che conta circa ottanta ettari di vigneto e produce una gamma di etichette dalla qualità eccelsa, riconosciuta in tutto il mondo.

  • Castello di Cigognola
  • Cava - Torre Oria
  • Ceci
  • Ceraudo
  • Ceretto
  • Champagne Bollinger

    Champagne Bollinger

    Ad Ay, uno dei paesi storici del cuore della regione francese della Champagne, si trova la Maison Bollinger, fondata nel 1829 da Athanase Louis Emmanuel conte di Villermont, che scelse di unirsi in società con il tedesco Joseph Bollinger e con l’appassionato di vino Paul Ranaudin. Nel corso degli anni, dopo essere riuscito a imporre con successo le proprie bollicine soprattutto nel mercato inglese e in quello statunitense, fu proprio Joseph Bollinger a divenire l’uomo-simbolo della Maison.

    Oggi universalmente riconosciuta per la grande qualità dei suoi vini, la cantina, grazie alla posizione privilegiata dei vigneti di proprietà e grazie anche a una rigida etica produttiva, addirittura sancita da principi messi per iscritto, è affermata da anni a livello internazionale.

    Per fare un esempio delle ferree regole seguite dall’azienda, basterà dire che solamente il mosto proveniente dalla prima spremitura viene utilizzato per la produzione degli Champagne, mentre tutto quello ottenuto con la seconda pigiatura è venduto ad altre cantine. Attualmente, la maison può contare su un’estensione vitata che arriva a coprire oltre 160 ettari, la maggior parte dei quali si trovano suddivisi tra la montagna di Reims e il territorio di Ay.

    Classificati per oltre la metà come Grand Cru, e come Premier Cru per la restante parte, i vigneti sono allevati con meticolosa cura, per cui le piante crescono nel pieno rispetto di ambiente ed ecosistema. Oltre al pinot meunier e allo chardonnay, è soprattutto il pinot nero il vitigno attorno al quale ruotano gli assemblaggi della maison, che usando sapientemente le uve di questo vitigno, riesce a conferire ai suoi Champagne ricchezza, vinosità e rotondità.

    Dal Brut “Special Cuvée” all’Extra Brut “R.D.”, dal Rosé ai millesimati, nelle storiche cantine di affinamento, composte da chilometri di cunicoli, tutti gli Champagne etichettati Bollinger maturano dai tre agli otto anni, molto più di quanto richiesto dai disciplinari, garantendo il perfetto sviluppo degli aromi ed esprimendo sempre il massimo equilibrio possibile.

  • Chateau de Ricaud

    Chateau de Ricaud

    Château de Ricaud si trova a poca distanza da Cadillac, una graziosa cittadina sulla riva destra della Garonna, in quella parte di Bordeaux meglio conosciuta come Gironda: qui il terreno regala alle uve grande fragranza e il vino che ne deriva rivela aromi fruttati, intensi e vigorosi. Il castello fu acquistato nel 1980 da Alain Thiénot, rimasto colpito dall'eccellente qualità del vigneto e dall’ architettura della proprietà. Lavorando a contatto con il team della Maison Dourthe, Thiénot ha seguito un programma di riqualificazione ambizioso che ha portato Château de Ricaud a creare un vino Côtes de Bordeaux che si è classificato tra i più raffinati ed importanti della denominazione. La filosofia produttiva di quest'azienda si basa sulla ricerca dell'eccellenza qualitativa, sull'autentica espressione varietale, operando secondo i principi di sostenibilità nel rispetto del territorio.

  • Chateau Latour

    Chateau Latour

    Il palcoscenico è quello della prestigiosa zona di Bordeaux, per cui siamo esattamente nella regione dell'Haut-Médoc, zona leggendaria posta tra il Médoc e il Graves. Stiamo parlando di una delle più belle zone del bordolese, che si allunga dolcemente a nord della città di Bordeaux. Qui si incontra Pauillac, ridente villaggio dell'Haut-Médoc che si affaccia sulla sponda sinistra della Gironda. Situato appena sotto Saint-Estèphe, è proprio il territorio di Pauillac quello che comprende tre dei cinque castelli-mito della zona, i soli che dal 1855 sono stati posti al vertice della piramide e classificati come ""Premier Grand Cru Classé"". Uno di essi è l'immortale Château Latour, appartenente a François Pinault e gestito dal 1998 da Frédéric Engerer.

    Estesa su una superficie complessiva che arriva a coprire circa novanta ettari, la tenuta può contare attualmente su un parco vitato di 78 ettari, di cui 47 costituenti il cosiddetto ""Enclos"", ovvero la vigna originaria che è destinata esclusivamente all'elaborazione della prima delle tre etichette di Latour, ""Le Grand Vin"", e che si sviluppa attorno al castello stesso.

    I filari sono composti per l'80% da cabernet sauvignon, per il 18% da merlot e per il restante 2% da cabernet franc e petit verdot. La conduzione della vigna avviene in piena armonia con la natura, con l’ambiente e con l’ecosistema: alcun utilizzo di diserbanti chimici, bensì solo di composti organici, lavoro dei terreni esclusivamente con cavallo e implementazione di tutte le pratiche volte a favorire la biodiversità e l’auto-difesa delle piante.

    Il medesimo rispetto è mantenuto nella conduzione della cantina, dove viene costantemente inseguita la più alta qualità possibile. Di dimensione variabile tra i 12 e i 164 ettolitri, sono ben ottanta le vasche in acciaio inox inossidabile a temperatura controllata che vengono utilizzate per la fermentazione, mentre l’invecchiamento è svolto rigorosamente in barrique nuove di rovere francese.

    Poche le regole, ma seguite e rispettate in maniera rigorosa e ferrea, per arrivare a ottenere un risultato semplicemente straordinario, rappresentato da etichette energiche, potenti e di carattere, ma allo stesso tempo raffinate, complesse e ricercate, che nelle annate migliori diventano veri e propri capolavori inimitabili. Vini da favola.

  • Cianfagna
  • Ciù Ciù
  • Collet
  • COLTERENZIO

    COLTERENZIO


    È in Alto Adige che è possibile trovare alcune delle più importanti cantine cooperative non solo d'Italia, ma addirittura di tutto il mondo. Realtà solidissime, la cui missione è interamente vocata alla qualità più assoluta, e che possono vantare una produzione di incontrastata eccellenza. Tra queste, Colterenzio vanta una posizione di primo piano.
    Sembra che già nel XV secolo l’arciduca Sigismondo apprezzasse particolarmente i vini prodotti da Colterenzio, ma alcuni documenti storici testimoniano che l’area fosse vocata alla viticoltura già nel primo secolo avanti Cristo, quando il colono romano Cornelius scelse di fondare il suo podere “Cornelianum” proprio in queste terre.
    A distanza di venti secoli, la tradizione territoriale non è scomparsa, e nel 1960 si è rinnovata con la fondazione della Cantina Colterenzio, in origine composta da poco meno di trenta soci. Oggi invece comprendente circa trecento soci, la realtà vitivinicola di Colterenzio è una delle più rilevanti di tutta la regione. Siamo a Cornaiano, piccola località vicino ad Appiano, in provincia di Bolzano. Un posto dove nulla viene lasciato al caso, dove l'energia elettrica viene prodotta in loco e dove la bellissima e nuova struttura è un esempio di sostenibilità per tutto il comparto vitivinicolo nazionale.
    Gli ettari vitati sono al momento circa trecento, e tra i filari ogni pratica agronomica è impostata per rispettare i ritmi della natura e per esaltare il carattere peculiare di territorio e frutto. Varietà autoctone e varietà internazionali crescono fianco a fianco, per cui nei vigneti si incontrano uve di chardonnay e di lagrein, di merlot e di schiava, di gewürztraminer e di cabernet, di pinot nero e di moscato giallo, di pinot grigio e di moscato rosa, di sauvignon blanc e di müller thurgau. Grappoli che nei moderni locali di vinificazione sono trasformati impiegando le più innovative tecnologie enologiche, così da dar vita a una gamma di etichette in grado davvero di rispondere a qualsiasi esigenza dei consumatori.
    Dalla linea “Classic” alla linea “Praedium”, dallo “Pfefferer” alla gamma “Cornell”, sono tutti vini, quelli prodotti dalla cantina di Cornaiano, figli di un lunghissimo percorso di sviluppo, grazie al quale oggi sono ottenute bottiglie frutto del più ricercato artigianato vitivinicolo. Vini eccezionali, vini da amare.

  • Costa Ripa
  • Delizie del Sud

    Delizie del Sud

    Ci piace "coccolare" i nostri clienti e così, noi di Delizie del Sud, oltre a proporvi prodotti tipici meridionali, certi che arrivi sulle vostre tavole rapidamente e con la massima cura possibile.

  • Devaux
  • Dom Perignon

    Dom Perignon

    Il 24 settembre di 300 anni fa morì Pierre Pérignon, il monaco benedettino conosciuto come Dom Pérignon e il cui nome è legato alla storia e al marchio di uno degli champagne più conosciuti al mondo (la data della morte è dibattuta da tempo: alcuni storici ritengono fosse morto il 14 settembre, ma buona parte dei libri che ne parlano concorda sul 24). Secondo la leggenda, Pérignon avrebbe importato da Limoux, un paese nella Linguadoca-Rossiglione, il metodo per la rifermentazione in bottiglia alla base del sistema per fare lo champagne. A differenza di quanto viene spesso riportato, Dom Pérignon non era un alchimista: aveva la responsabilità dei vigneti nel monastero di Hautvillers, nella regione della Champagne-Ardenne. A lui è invece giustamente attribuito il merito di avere selezionato con cura i vigneti più adatti da mettere insieme per realizzare lo champagne.

    L’”invenzione” dello champagne

    Le versioni sulla nascita dello champagne variano molto a seconda delle fonti e prevedono un coinvolgimento più o meno diretto di Pérignon. Secondo una versione fu “inventato” per errore durante la preparazione di alcuni vini bianchi nel monastero: alcune bottiglie esplosero facendo intuire al monaco che ci fosse il modo di rendere il vino frizzante. Una seconda versione vuole che Pérignon aggiungesse zucchero e fiori durante l’imbottigliamento di alcuni vini: lo zucchero portava a una rifermentazione del vino e di conseguenza lo rendeva frizzante. Pérignon capì comunque che fosse proprio la seconda fermentazione a rendere mosso il vino e lavorò per affinare la tecnica.

    La storia della genesi dello champagne è quindi molto confusa, considerato che sono attestate testimonianze su vini frizzanti nella zona ben prima della nascita di Pérignon, ma probabilmente miti e leggende hanno contribuito al suo successo. Lo champagne oggi è uno spumante conosciuto in tutto il mondo e può chiamarsi così solo se viene prodotto nella regione della Champagne, nel nord-est della Francia. I francesi sono comprensibilmente molto gelosi del nome del loro vino e nel Novecento ci sono stati diversi contenziosi legali per fare in modo che fosse tutelato il più possibile.

  • Donnafugata

    Donnafugata

    Vini Donnafugata, la tradizione vitivinicola siciliana di eccellenza. Produzione nel rispetto dell’ambiente: prodotti che si distinguono per piacevolezza e complessità, capaci di rendere felici chi li assaggia.

    Origine nome Donnafugata

    Donnafugata nasce in Sicilia, dall’idea di una famiglia che con immensa passione ha saputo rivoluzionare lo stile, la classe e la percezione del vino siciliano nel mondo. Il nome Donnafugata, deriva dai romanzo di Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo. Il nome significa appunto donna in fuga: si riferisce alla storia di una regina che si rifugiò in quella parte della Sicilia, dove oggi sono stati installati i vigneti dell’azienda. Il logo dell’azienda è un’immagine di donna con i capelli al vento.

    La produzione di Donnafugata è caratterizzata dalla sostenibilità: in vigna non vengono utilizzati diserbanti e concimi chimici; inoltre viene ridotto al minimo l’utilizzo di fito farmaci, grazie a tecniche di lotta integrata, come il monitoraggio dei parameri climatici ( precipitazioni, temperatura, umidità, ecc). Viene inoltre operato un minuzioso controllo degli insetti presenti (tignola), attraverso l’utilizzo di trappole e feromoni. Sostenibilità ed eccellenza vengono inoltre perseguite con il ricorso al sovescio, la concimazione organica, l’irrigazione di soccorso e i diradamenti, razionalizzando così l’impiego di risorse naturali, come il suolo, l’acqua, l’aria e l’energia. Queste sono dunque le buone pratiche adottate da Donnafugata nel vigneto; strumento indispensabile per la produzione di uve sane e perfettamente mature, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Nel cuore della Sicilia occidentale, viti e ulivi sono parte integrante del paesaggio: qui sorge la cantina di Contessa Entellina. Qui giungono le uve ottenute dai 270 ettari aziendali, dove vengono coltivati sia vitigni autoctoni che altri vitigni italiani internazionali. A Pantelleria, isola di natura vulcanica tra la Sicilia e l’Africa, Donnafugata ha inoltre installato 68 ettari di vigneti, dislocati in 14 contrade, tutte diverse per suolo, altitudine, esposizione, condizioni microclimatiche ed età delle piante, che talvolta supera persino i 100 anni. Il vitigno coltivato è lo Zibibbo. Un altro insediamento Donnafugata si trova nella zona di Vittoria, tra l’altopiano Ibleo e il mare della Sicilia sud orientale. Donnafugata può contare 18 ettari di vigneti in produzione. Qui si coltivano Nero d’Avola e Frappato. Le Cantine di Marsala infine, ospitano una realtà produttiva dinamica e finalizzata all’eccellenza: fu costruita nel 1851 e conserva ad oggi l’impianto tipico del baglio mediterraneo. Un’ampia corte interna, punteggiata di agrumi e di ulivi e dalle capriate in legno, opera di antichi maestri d’ascia.

  • F.lli Durando

    F.lli Durando

    La storia dell’Azienda Agricola F.lli Durando ha inizio a fine ‘800, quando Luca Durando dà il via a una tradizione di viticoltori che, ancora oggi, ispira il lavoro di tutti noi. Dopo aver acquistato alcuni terreni in posizioni assai vocate, Luca riesce da subito a ricavare un ottimo prodotto, ottenendo, in breve tempo, un nome nel panorama viticolo dell’epoca.

    Negli anni ’20, il testimone dell’azienda passa a Francesco.

    Ma la prova più dura per la nostra azienda risale alla fine degli anni ’40, a causa delle violente grandinate che si sono abbattute su tutta la campagna della zona. Ciò nonostante, nonno Italo è stato in grado di risollevarsi e a salvare il tesoro più prezioso della famiglia Durando: i suoi amati vigneti.

    Negli anni ’70, la maggior parte dei contadini abbandona la terra per il reddito più sicuro della fabbriche, ma la nostra famiglia resta, diversificando la produzione aziendale attraverso l’introduzione dei primi capannoni per l’allevamento a terra di galline ovaiole.

    Nel 2008, ai settori già esistenti, viene aggiunto quello coricolo, con tanto di laboratorio per la lavorazione della Nocciola Piemonte IGP.

    Con l’obiettivo di diversificare ulteriormente la nostra attività, viene introdotta, nel 2013, anche una macina a pietra risalente alla fine del XIX secolo, grazie alla quale diamo inizio alla produzione delle farine di farro e mais 8 file, cereali da noi stessi coltivati.

    E nel 2016, una nuova avventura. Apriamo l’Agriturismo Terra d’origine, un luogo dove degustare i piatti più tradizionali della cucina monferrina e dove buona parte degli ingredienti utilizzati provengono dalle materie prime da noi prodotte, rigorosamente a km 0.

    Infine, un’ulteriore svolta: l’ampliamento, nel 2018, del Laboratorio di trasformazione della Nocciola Piemonte IGP, da questo momento disponibile per visite guidate rivolte alle scuole e a gruppi, anche numerosi. Un viaggio nel mondo della nocciola ricco di storia, curiosità e profumi.

  • Fabrizio Pratesi

    Fabrizio Pratesi

    La famiglia Pratesi produce vino nella zona di Carmignano da cinque generazioni. Fu Pietro Pratesi a comprare nel 1875 la proprietà Lolocco nel cuore di Carmignano dove si produceva già allora vino e olio. E proprio a Lolocco la cantina Pratesi produce i vini migliori nei vigneti impiantati ad alta densità. Carmignano si trova nel cuore della Toscana e persino i Medici riconoscevano a questo piccolo comune la produzione di vino di alta qualità . Infatti Cosimo III dè Medici nel 1716 con un Bando delimitò quattro zone vocate alla produzione del vino di qualità, una di queste era Carmignano.

    Il Carmignano è uno dei vini più antichi d’Italia.

    A Carmignano si produceva vino fin dall’epoca etrusca, come testimonia il ritrovamento di vasi di vino all’interno di alcune tombe etrusche sul Monte Albano. Nell’Archivio di Stato di Firenze è stato rinvenuto un contratto di affitto datato 804 che documenta come a Capezzana nel comune di Carmignano, piccolo agglomerato di case a confine con l’attuale proprietà della famiglia Pratesi, venissero coltivati olivi e viti per la produzione dell’olio e del vino.

    La prima documentazione scritta in cui appare il nome di un vino Carmignano risale al 1396; si tratta di un documento in cui un notaio di Carmignano, Ser Lapo Mazzei, comunica ad un mercante di Prato, Marco Datini, di aver ordinato per la sua cantina quindici some di vino Charmignano pagandolo “16 lire la soma”, un prezzo quattro volte superiore a quello dei vini della zona (il che ne dimostrava le superiori qualità).

    Nel XVII secolo il vino Carmignano viene citato anche dal poeta Francesco Redi, il quale nell’opera “Bacco in Toscana” ne esalta le qualità: ma se Giara io prendo in mano / di brillante Carmignano, / così grato in sen mi piove, / ch’ambrosia e nettar non invidio a Giove. / Or questo, che stillò all’uve brune / di vigne sassosissime Toscane / bevi, Arianna, e tien da lui lontane / le chiomazzurre Naiadi importune / che saria / gran follia / e bruttissimo peccato / bevere il Carmignan quando è innacquato.La regione del Carmignano è stata la prima DOC in Toscana ad usare il blend Cabernet Sauvignon e Sangiovese. Il Carmignano può essere considerato il progenitore dei cosiddetti vini Super tuscan (grandi vini toscani ottenuti aggiungendo al Sangiovese vitigni internazionali quali il Cabernet-Sauvignon o il Merlot); di fatto già dal 1600 per 

    L’Amati, nel suo “Dizionario geografico dell’Italia” (1870) raccomanda, fra gli altri vini, il Carmignano “squisito“. Il Cusmano (1889) nel “Dizionario metodico-alfabetico di viticoltura ed enologia” cita il Carmignano tra i vini migliori prodotti in Toscana. Il Palgiani (1891) nel “Supplemento alla VI edizione della “Enciclopedia Italiana” afferma, alla voce “Carmignano” “….tra il territorio bagnato dall’Arno e dall’Ombrone produce vini squisiti, dei migliori della Toscana“.

  • Falesco

    Falesco

    I fratelli Renzo e Riccardo Cotarella fondano l’Azienda Vinicola Falesco a Montefiascone, nel Lazio, con l’obiettivo di recuperare gli antichi vitigni della zona.

    1989 storia di Falesco: ESORDIO DELL’EST! EST!! EST!!! POGGIO DEI GELSI

    Dopo molti anni di sperimentazioni e di studi sulla varietà Roscetto, nasce Poggio dei Gelsi, una selezione di EST! EST!! EST!!! che ha ridato lustro ad un territorio ingiustamente dimenticato.

    1993 storia di Falesco: LA PRIMA ANNATA DI MONTIANO

    L’attenzione rivolta dal 1990 ad un particolare clone di Merlot dà vita al Montiano: il più rinomato vino di Falesco che, per la notevole eleganza, il prezioso patrimonio aromatico e la grande concentrazione e struttura, è sin dagli esordi acclamato come uno dei più grandi ed innovativi rossi italiani.

    1998 storia di Falesco: AVVENTO DEL FERENTANO

    L’appassionante percorso di ricerca iniziato venti anni prima attorno al vitigno Roscetto culmina con l’avvento del Ferentano: l’etichetta che più di tutte esprime le potenzialità di queste uve.

    1999 storia di Falesco : FALESCO IN UMBRIA

    Falesco arricchisce il proprio patrimonio con l’acquisizione dell’Azienda Agricola Marciliano, di circa 260 ettari, posta sulla stupenda collina a sud di Orvieto, nei comuni di Montecchio e di Baschi. Da questi vigneti provengono le uve destinate alla produzione del Vitiano, del Merlot dell’Umbria e del Marciliano, e su questo territorio dell’Umbria viene costruita la nuova Cantina.

    2001 storia di Falesco: IL PRIMO MONOVITIGNO DI ALEATICO

    Con la prima annata di Pomele, vino dolce che spicca per la sua freschezza e piacevolezza, viene messo a frutto il processo di valorizzazione di un altro vitigno storicamente legato all’area del Lago di Bolsena: l’Aleatico.

    2006 storia di Falesco: PRODUZIONE DEL SAGRANTINO

    Nasce RC2: un Sagrantino di Montefalco che esprime il forte legame di Falesco con la regione Umbria e saluta le nuove generazioni della Famiglia Cotarella.

    2009 storia di Falesco: FALESCO COMPIE TRENTA ANNI

    Nell’anno del suo 30° Anniversario Falesco presenta con successo il nuovo Tellus Syrah, e avvia la produzione di Trentanni, Rosso dell’Umbria dedicato al trentennale della fondazione.

    In coincidenza dei 150 Anni dell’Unità d’Italia viene realizzato il vino spumante Anita, ottenuto da uve Aleatico. Nello stesso anno un nuovo bianco, nato dall’incontro tra Viognier e vitigni sperimentali, entra a fare parte de I Nuovi Classici: Soente.

    2015 – TERZA GENERAZIONE

    Dominga, Marta ed Enrica, figlie di Riccardo e Renzo Cotarella, subentrano ufficialmente alla guida dell’azienda. Per comunicare il passaggio generazionale viene ridisegnato il logo Falesco, dove ora compare il nome di famiglia.

  • Fattorie Teatine

    Fattorie Teatine

    Fattoria Teatina, un trionfo nato dall’amore. La vocazione di un territorio la fanno il terreno e le condizioni climatiche, certo, ma anche gli uomini che vi dimorano e lo vivono.

    Fattoria Teatina nasce da un progetto di vita dei suoi proprietari, Antonella e Pierluigi De Lutiis, rapiti dal desiderio di realizzare un sogno e di trasmettere poi agli altri quel profondo amore per la terra, la loro terra.

    Il loro vino nasce quì, tra i paesaggi di luce ed i profumi dell’aria, dove lo sguardo del mare da un lato e della montagna dall’altro, sorveglia le belle colline d’Abruzzo.

    Tra Chieti e Torrevecchia Teatina, in questo “piccolo” mondo, su dolci pendii, dimorano i vigneti di Fattoria Teatina.

  • Ferrari
  • Feudi di San Gregorio

    Feudi di San Gregorio

    L’Irpinia, regione storica dell’Appennino campano è un territorio vitivinicolo unico, in cui i vigneti coesistono da sempre con alberi da frutta, boschi, ulivi, erbe aromatiche. Territorio aspro e dolce insieme, dalle connotazioni forti e sensazioni intense. Un entroterra antico le cui vigne trovano testimonianza già nei testi di Plinio, Columella e Strabone.

    La giacitura dei suoli del territorio irpino è molto varia: un continuo succedersi di montagne, colline, pianure, intervallate da corsi d’acqua.

    La configurazione orografica determina un regime dei venti che regala alla regione una buona piovosità e crea un microclima che la differenzia nel contesto campano: la vegetazione è varia e densa; gli inverni, pur brevi, sono rigidi e nevosi e le estati miti e prolungate.

    Non parliamo di Campania, parliamo di Irpinia!

    Feudi di San Gregorio è oggi il marchio simbolo del rinascimento enologico del meridione d’Italia e di una cultura del bere volta a riscoprire l’identità dei sapori mediterranei. Valorizzare i vitigni del Sud Italia come l’Aglianico, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, investire nella terra e nella tradizione secolare della viticoltura irpina, restituendo un futuro ad un patrimonio ambientale unico.

    Salita la collina verso Sorbo Serpico, ci si addentra in un mondo magico, tra luoghi d’acqua inaspettati, giardini di spezie e roseti in fiore.

    La sorpresa più grande è però all’interno della cantina: la lunga bottaia che ospita i vini rossi.

    L’intento è di andare oltre il concetto di cantina, facendola diventare un forum, un luogo di incontro, di confronto, di conoscenza, di meditazione, un laboratorio di idee e cultura, un luogo di accoglienza e ristoro. Al progetto hanno partecipato professionisti di livello mondiale: l’architetto giapponese Hikaru Mori ha avuto il difficile compito di dare unità architettonica alle strutture preesistenti, sviluppatesi nel tempo. Massimo e Lella Vignelli, simboli del design italiano nel mondo e “autori” delle etichette dell’azienda, hanno disegnato gli arredi e gli interni.

  • Feudo Luparello

    Feudo Luparello

    Feudo Luparello affonda le proprie radici in lontane terre del sud Italia, dove l’antica tradizione agricola incontrò e sposò la passione di un’illustre e nobile famiglia del luogo.

    Grazie alla saggezza e alla costanza della casata, le cui origini risalgono a tempi remoti, le vigne sono state affidate, dinastia dopo dinastia, alle cure dei migliori coltivatori che hanno saputo accudire e far crescere le nobili uve fino ai giorni nostri, mantenendo alto il nome della famiglia.

    Terra di un incomparabile patrimonio enogastronomico, la Sicilia sud orientale è segnata da una profonda tradizione vinicola, influenzata da condizioni climatiche uniche e da un insieme di profumi e sapori che la rendono particolarmente amata. Laddove il gusto si fonde con l’olfatto, nasce un’estasi di sensazioni che conquistano il visitatore della Val di Noto, incantevole meta e culla di tradizioni, cultura e folklore.

  • Fiasconaro

    Fiasconaro

    Quella della famiglia Fiasconaro è una storia che inizia negli anni Cinquanta a Castelbuono, piccolo centro nel Parco delle Madonie in Sicilia, e a Castelbuono rimane. Perché è lì che i fratelli Fausto, Martino e Nicola hanno scelto di mantenere la sede legale, produttiva, amministrativa – la mente e il cuore – di questa emozionante avventura dell’Alta Pasticceria Siciliana. Una storia scritta a partire dal 1953 dal padre, Mario Fiasconaro, che da una piccola gelateria nella piazza principale del paese costruisce nel tempo una florida attività nel campo della pasticceria e della ristorazione.

    Negli anni Novanta, con il ricambio generazionale e l’avvento dei figli alla guida dell’azienda, si compie il salto di qualità che trasforma il marchio Fiasconaro in una realtà conosciuta fuori dai confini dell’Isola. La svolta nasce da un’intuizione

    di Nicola, maestro pasticciere di talento, che sceglie di interpretare in chiave mediterranea il dolce più tradizionale del Nord Italia, il Panettone: un grande successo che cambia il destino dell’azienda, che da allora non ha smesso di crescere. Ma che ha saputo rimanere se stessa.

    Conosciuta ormai nel mondo per la bontà dei prodotti e la capacità di preservare, innovandole, le migliori tradizioni dell’arte pasticciera siciliana; insignita dei più importanti riconoscimenti in campo internazionale (nel 2015, 3 stelle al Superior Taste Award di Bruxelles); punto di riferimento assoluto nel settore dell’alta pasticceria, Fiasconaro tiene fermi quei pochi, chiari principi che sono alla base di questo successo: eccellenza della materia prima, accurata lavorazione artigianale, qualità del prodotto finale e della sua confezione, efficienza del servizio. 

  • Fossa Mala

    Fossa Mala

    Il vigneto Fossa Mala, fitto e basso, conta 7.850 viti per ettaro su portainnesti mediamente deboli e scelta di varietà autoctone e internazionali, sia da selezioni clonali che massali.

    Nella primavera del 2003 vengono piantumati i primi 30 ettari di terra davanti alla villa. Nel 2008 ulteriori sette ettari vengono piantumati in seconda battuta sul retro della villa.

    Le viti sono costituite da portainnesto (vite americana) e innesto (europeo).

    Ne nascono dei cloni, ottenuti da vivai specializzati, scelti in base ad un obbiettivo enologico di qualità.

    I portainnesti sono tutti deboli, a causa del terreno con forte presenza di limo ed argilla, e determinano, in un impianto fitto, un’autoregolazione produttiva (non si produce tanta parete fogliare e la pianta tende a pensare di più al frutto).

    Sono state piantate selezioni clonali, fatte in base a delle caratteristiche genetiche ben definite, e massali.

    Tutti i vigneti possiedono impianto coltivato a guyot monolaterale (un solo tralcio piegato con 6/8 gemme produttive).

    Il suolo viene inerbito nel periodo primaverile e lavorato nel periodo estivo per evitare la competizione per l’acqua tra erba e pianta ed impedire la fessurazione del terreno.

    Viene fatta una semina autunnale a filari alterni di essenze quali la vecia sativa, il pisello proteico e l’orzo zootecnico al fine di migliorare la portanza del terreno, che essendo pesante ha la vocazione di compattarsi, e viene applicato il sovescio quale concimazione naturale grazie alla fissazione nel terreno dell’azoto atmosferico.

    La concimazione è molto blanda, comunque post raccolta, ed eventualmente al verde con concimi fogliari mirati.

    L’irrigazione di soccorso non è necessaria grazie all’ottima capacità di ritenzione idrica del terreno.

    In annate piovose la forte baulatura del terreno porta l’acqua superficiale alle scoline esterne le quali scolano l’acqua nei fossi limitrofi.

  • Francoli

    Francoli

    L’approccio storico alla distillazione si è concretizzato attraverso il recupero di antichi testi quali il Libellus de Aqua Ardenti di Michele Savonarola del 1484 e soprattutto attraverso la pubblicazione della collana di tre volumi L’Arte della Distillazione, interamente dedicata alla ricerca delle origini storiche e non leggendarie della teoria, della tecnica e degli strumenti della distillazione.

    La fondazione a fine anni ottanta della Biblioteca Internazionale dell’Acquavite e del Liquore, che ha sede presso CasaFrancoli, punto vendita dell’Azienda, è un ulteriore contributo al mantenimento della memoria storica del proprio lavoro. Dinastia di distillatori, la amiglia Francoli mosse i suoi primi passi nel mondo degli alambicchi nel 1875, quando Luigi Guglielmo Francoli iniziò, in Campodolcino (Val San Giacomo – SO) i suoi primi esperimenti con un rudimentale alambicco, e diede alla luce le prime gocce della sua grappa.

    Il 1° marzo 1999 si presenta sul mercato la Grappa Luigi Francoli. Da questo momento la Grappa assume, per Distillerie Francoli, la vera connotazione di marca. I tratti caratterizzanti del marchio sono: l’immagine pulita, essenziale, che mette in evidenza l’essenza stessa di Distillerie Francoli (la lunga tradizione nella distillazione della Grappa) e i contenuti ben definiti e assolutamente differenziati fra loro.

  • Frescobaldi

    Frescobaldi

    La storia della famiglia Frescobaldi inizia più di mille anni fa ed è intimamente legata alla storia della Toscana.

    Nel culmine della Firenze medievale, i Frescobaldi estendono la loro influenza come banchieri, guadagnandosi il titolo di tesorieri della corona inglese.

    Poco più tardi, col fiorire del Rinascimento, divennero mecenati di importanti opere a Firenze, come la costruzione del ponte Santa Trinita e la basilica di Santo Spirito.

    Creatività e ricerca dell’eccellenza si tramandano nei secoli in tuttte le generazioni della famiglia.

    Nel 1300, durante l’esilio di Dante Alighieri, l’amico poeta Dino Frescobaldi gli fece riavere I primi sette canti della Divina Commedia, permettendogli così di completare l’opera.

    Nel 1700, le composizioni barocche del celebre musicista Girolamo Frescobaldi si diffusero in tutta Europa. Con grande apertura verso il futuro, gli antenati della famiglia introdussero nel 1855 in Toscana dei vitigni allora sconosciuti tra cui Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero e Chardonnay.

    Il 20° secolo è caratterizzato dall’azione di Vittorio, Ferdinando e Leonardo Frescobaldi che hanno dato un importante contributo per elevare la Toscana a luogo d’eccellenza per la viticoltura.

    Oggi ha raccolto il testimone Lamberto Frescobaldi che, forte della sua lunga esperienza tecnica, ha l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’unicità dei vini di ogni tenuta della famiglia.

    Il nome Frescobaldi porta con sé la responsabilità di coltivare il meglio della diversità toscana, attraverso:

    • Coltivazione ecosostenibile della terra, per produrre vini pregiati che rappresentano perfettamente e mostrano in pieno la diversità delle nostre tenute di famiglia.

    • Comunicazione e promozione della cultura toscana e dei suoi differenti territori, attraverso le nostre tenute, i nostri vini e specifici progetti di valore

  • Geografico
  • Ghia
  • Giacosa
  • Gjulia

    Gjulia

    I fratelli Marco e Massimo Zorzettig, con alle spalle lunghe tradizioni vitivinicole, si affacciano al nuovo mondo dei microbirrifici con l’intenzione di valorizzare i seminativi di proprietà: 14 ettari di orzo per la produzione del malto base e circa 2 ettari di frumento per produrre la birra bianca (weizen). Non a caso il birrificio è situato a San Pietro al Natisone: è lì che sgorga l’acqua del Monte Mia, pura ed incontaminata, molto importante per la qualità e la riuscita della birra. Il birrificio è autonomo: l’energia che viene usata per la produzione proviene direttamente da fonti rinnovabili.

    Le birre sono ad alta fermentazione e vengono lavorate con metodo artigianale, senza l’uso di filtrazione e pastorizzazione. Dopo la prima fermentazione e la lenta maturazione, che avviene in botti di acciaio a temperatura rigorosamente controllata, la birra viene imbottigliata. In bottiglia avviene la seconda fermentazione per la presa di spuma, motivo per cui sul fondo delle bottiglie è visibile sempre un piccolissimo residuo di lieviti. Abbiamo scelto la rosa dei venti per identificare le nostre birre partendo da NORD con la classica bionda, virando ad EST con la weizen di frumento, proseguendo verso SUD con la nera, ed infine arrivando ad OVEST con l’ambrata. A queste si aggiungono le nostre due birre speciali: la NOSTRANA, prodotta con orzo e luppolo biologici e la GRECALE, birra prodotta con l’aggiunta di mosto di uva Picolit, punta di diamante del birrificio. 

  • IEI
  • Il Conte Villa Prandone

    Il Conte Villa Prandone

    L’origine dell’azienda agricola IL CONTE VILLA PRANDONE ha radici profonde, tra storia, arte e viticultura delle Marche. Situata al centro di 40 ettari di vigneti in propietà, a Monteprandone in Contrada Colle Navicchio(250 m.s.l.m.) ,bellissima collina che si espone verso sud , con ad est le brezze e i profumi del Mare Adriatico(7km), e ad ovest il clima favorevole dei monti Sibillini(30 km)

    Conosciuta principalmente per la produzione di vini caratteristici della zona in cui sorge, si differenzia per la costante, estrema ricerca di qualità assoluta.

    Nati accanto ai vigneti della loro famiglia, i fratelli De Angelis (Walter,Emmanuel,Samuel e Marina) terza generazione, sono cresciuti con l’amore per la campagna e la costante passione per il proprio lavoro, dedicando la vita al continuo miglioramento, seguendo le orme dei Fondatori Il Papà Marino, ed il Nonno Amilcare che insieme hanno fondato l’azienda negli anni 60.

  • Jaculli

    Jaculli

    L'azienda conserviera Iaculli Angelo viene fondata da Angelo Iaculli nel 1985 a Cerignola, ridente cittadina del Tavoliere pugliese dedita all'agricoltura e particolarmente specializzata nella trasformazione di ortaggi. Il conservificio si estende su un area complessiva di 3000mq. L'Azienda Iaculli Angelo confeziona da generazioni le sue specialità, operando a livello artigianale, sfrutta gli antichi metodi di lavorazione e usa prodotti ed ingredienti tipicamente pugliesi, genuini e naturali, conquistando largamente la fiducia degli operatori del settore.

  • Jermann

    Jermann

    Era il 18° secolo quando Stefanus migrò dal Burgenland Austriaco al villaggio di Bilijana (oggi Slovenia). Successivamente nel 1881 Anton Jermann, bisnonno di Silvio, a sua volta si sposta da  Bilijana per arrivare a Villanova.

    Qualità anno dopo anno, innovazione, legame, memoria e rispetto per la propria famiglia e il capostipite Anton che, nel lontano 1881 partì da un paesino fra Austria e Slovenia e mise radici in Friuli. Grazie alla concentrazione sui risultati, nessun compromesso in vista di un obiettivo o di un sogno da realizzare, la figura di Silvio Jermann, fin già dagli anni degli esordi, è destinata a lasciare un segno profondo nell’intero mondo del vino. Luigi Veronelli, firma colta e sensibile, e padre della cultura enologica italiana, già nel 1979 scriveva su “Panorama”:

    “Silvio Jermann è oggi il più rappresentativo vignaiolo del Friuli Venezia Giulia. I suoi vini possono essere discussi, criticati, amati, ma una cosa rimane certa: questi vini sono dovunque, nel mondo. Sebbene Silvio sia ancora ben lontano dai cinquant’anni, ha già maturato una vasta esperienza, e non solo in Italia: i successi e i risultati di oggi derivano da anni di lavoro. Le cantine e la tenuta sono perfette e spettacolari in ogni dettaglio: i vini, piacevoli, freschi e di grande lunghezza sono lo specchio del loro autore. Questa volta Jermann è stato capace di creare due vini spettacolari e un terzo che sta loro accanto (“come sempre” dice Silvio). Parliamo dunque di Vintage Tunina 1997, blend di Chardonnay, Sauvignon, Picolit ed alcuni varietali aromatici, che lo confermano come un “top wine”. Di gran corpo e molto piacevole, importante al naso e di significativa complessità con note di foglia di pomodoro e frutta, ampio e fruttato nel bouquet, di incredibile eleganza. Capo Martino 1997 è un assemblaggio di uve Tocai e Pinot maturate in legno di quercia, con una straordinaria ricchezza di fragranze fruttate: “complesso, concentrato, di gran corpo, ricco, equilibrato, elegante...” sono solo alcuni dei commenti dei nostri maggiori esperti. Ancora una volta, Dreams 1997 ha confermato di essere uno dei migliori vini: fruttato e floreale allo stesso tempo, perfettamente bilanciato, leggero e speziato. Fra i mono-varietali, abbiamo trovato un impressionante Chardonnay e apprezzato decisamente l’Afix Riesling, il Pinot Grigio ed il Vinnae.”

  • Kressmann

    Kressmann

    La storia della società Kressman inizia nel lontano 1858 con Edouard, giunto in Francia, più precisamente a Bordeaux, dalla lontana Prussia. Edouard iniziò sin da subito a dimostrare una veemente passione per il mondo del vino, e decise così di entrare in società con un “negociant” locale, acquisendo, giorno dopo giorno, un’importante esperienza nella vinificazione, nel marketing e nella vendita. Nel 1871 nacque la Kressmann & Cie, impresa specializzata nella commercializzazione di Grand Cru di Bordeaux; per aumentare però il proprio portfolio di offerte, Edouard iniziò a ricercare anche fra quegli Château meno conosciuti e rinomati, situati però all’interno di terroir fortemente potenziali dal punto di vista qualitativo dei vini. Non solo però: Edouard lanciò anche il “Kressmann Monopole Dry”, il primo marchio di Bordeaux mai registrato, blend frutto di un’accurata selezione di uve provenienti da cru della stessa area. Nel corso dei decenni successivi, la famiglia Kressmann divenne sempre più importante sul territorio bordolese, procedendo all’acquisto di importanti tenute, come Château Latour-Martillac, e ricoprendo ruoli istituzionali importanti: Edouard Junior, figlio di Edouard, divenne infatti, a cavallo degli anni ’40 e ’50 del ventesimo secolo, presidente del sindacato dei “negociants”. Durante il ventennio 1970-1990 la Kressmann divenne ancora più influente, acquisendo la distribuzione esclusiva dei prodotti di alcuni degli Château più prestigiosi, come Roumieu per il Sauternes, e aumentando la produzione di bottiglie prodotte con il proprio marchio. Giungendo a tempi più recenti, il 2007 è sicuramente un anno importante per la società, che si fonde con il grande gruppo Alain Thienot Champagne. Ancora oggi la Kressmann opera secondo i principi del grande Edouard, andando alla ricerca di vignerons talentuosi dal grande potenziale, siglando di anno in anno nuove partnership con le realtà produttive più interessanti, e dedicando sempre maggior attenzione alla produzione di blend commercializzati con il proprio nome.

  • Krugg

    Krugg

    Joseph Krug nasce nel 1800 nella cittadina tedesca di Mainz, all’epoca parte dei possedimenti dell’impero napoleonico. Crescendo nel cuore della Mosella entra in contatto sin da piccolo con il mondo della viticoltura, che all’epoca era frammentato proprio come la Champagne, la regione che un giorno eleggerà a sua dimora. In gioventù si dimostra ben presto un ragazzo talentuoso e ambizioso, capace di parlare tre lingue.

    A 24 anni parte all’avventura nelle vesti di commerciante e commesso viaggiatore, e arriva a Parigi nel 1834. L’esperienza parigina costituisce un momento particolarmente stimolante per Joseph, che trae giovamento dalla creatività del milieu artistico della capitale francese. Animato dal sogno di lasciare il proprio segno nel mondo dello Champagne, Joseph coglie con entusiasmo l’occasione che gli aprirà le porte del successo.

    Nel 1834 Joseph Krug viene assunto da Jacquesson, la più rinomata Maison produttrice di Champagne dell’epoca. Ne diviene ben presto socio, e sfrutta così appieno le numerose possibilità di viaggiare nonché gli incontri con personalità influenti. Tutto ciò però non basta a soddisfarlo.

    Ai suoi occhi l’essenza dello Champagne consiste nel provare un piacere assoluto: un piacere la cui creazione è alla mercé dei capricci di un tempo imprevedibile. Joseph sogna di sciogliere le catene che da sempre mettono a repentaglio la qualità dello Champagne anno dopo anno.

    È così che all’età di 42 anni, un momento della vita in cui tradizionalmente ci si avvicinava alla pensione, decide di abbandonare la sicurezza di una carriera consolidata e correre il rischio più grande della sua vita.

    Una decisione ardua, visti i legami - anche famigliari - intessuti con la dinastia Jacquesson. Ma Joseph sente di voler mettere alla prova il suo sogno.

  • La perla del Garda
  • La Perla di Torino

    La Perla di Torino

    Sin dalla nascita, nel 1992, La Perla di Torino lega il proprio nome alla tradizione dolciaria piemontese, celebrando il buon cioccolato in una delle sue più amate espressioni storiche nella città della Mole: il tartufo.

    Dal 1992 La Perla di Torino si fa portavoce della tradizione piemontese dei tartufi di cioccolato nel mondo, esprimendo appieno le potenzialità delle ricette storiche e continuando a stupire con rivisitazioni adeguate ai gusti e alle tendenze contemporanee.

    Oltre ai grandi classici, l’azienda La Perla di Torino, nel corso degli anni ha saputo evolversi ed esplorare nuovi territorio proponendo una vasta gamma di declinazioni sul tema, che mostrano la sua abilità nel cogliere le tendenze del mercato e la capacità di giocare realizzando versioni creative dal gusto contemporaneo.

  • Latteria Cavola 993
  • Latteria Sociale Begozzo
  • Latteria Sociale di Chiuro
  • Lavarini

    Lavarini

    L’ Azienda Agricola Lavarini ha alle spalle una lunga tradizione, frutto dell’esperienza di tre generazioni di viticoltori, che fin dagli anni ’70 hanno iniziato l’attività di produzione e di vinificazione. Oggi Massimo Lavarini, dopo la scomparsa del papà Luigi, prosegue con passione ed entusiasmo l’attività di famiglia. L’azienda, estesa circa 7 ettari, si colloca con orgoglio e consapevolezza all’interno della storia e della tradizione secolare della Valpolicella. Negli ultimi anni l’Azienda ha attuato una profonda azione di ristrutturazione, sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista tecnologico, al fine di ottimizzare ed incrementare la qualità dei vini prodotti. La filosofia dell’Azienda deriva dalla ferma convinzione che la qualità dei vini è conseguenza diretta dalla qualità di ogni singola fase del processo produttivo, in un connubio tra tradizione ed innovazione. Per questo Massimo segue personalmente ogni dettaglio della produzione, dalla coltivazione della vite alla vinificazione, dall’invecchiamento all’imbottigliamento, con attenzione ad ogni singola scelta, ascoltando sapientemente i tempi, assecondando i ritmi della natura, secondo l’esperienza e la conoscenza che ha appreso dal papà e dal nonno, coniugata ad un attento studio delle innovazioni tecniche di produzione. Questa attenzione ai dettagli porta, ad esempio, ad utilizzare per l’appassimento delle uve un fruttaio di nuova generazione, con sistema di ventilazione e di controllo dell’umidità dell’ambiente, in cui però vengono utilizzate esclusivamente le tradizionali cassette in legno: è una scelta certamente più laboriosa ed impegnativa, ma che garantisce un naturale e lento processo di appassimento delle uve per la produzione Amarone e del Recioto. L’Azienda produce i vini tipici della Valpolicella, DOC e DOCG: Valpolicella Classico, Valpolicella Superiore, Valpolicella Ripasso, Amarone e Recioto. I vini prodotti sono destinati sia al mercato italiano che al mercato estero, europeo ed extraeuropeo.

  • Le Tre Colonne
  • Louis Roederer

    Louis Roederer

    Erede della Maison de Champagne nel 1833, imprenditore ed esteta, Louis Roederer  prende la decisione lungimirante di arricchire il vigneto per controllare tutte le fasi dell’elaborazione del vino e crea uno stile, uno spirito e un gusto del tutto originali.  Nella metà del XIX secolo, con l’acquisto di vigne selezionate con istinto e spirito eclettico sulle terre dei Grands Crus de Champagne, Louis Roederer va controcorrente rispetto agli usi dell’epoca. 

    Mentre altri acquistano l’uva, Louis Roederer cura il vigneto, decifra il carattere di ogni appezzamento e acquista metodicamente i migliori. Persuaso che la quintessenza di un grande vino risieda nella terra, amante della tradizione e volto al futuro, Louis Roederer traccia un destino d’eccezione per la Casa che da allora porterà il suo nome. Il suo successore, Louis Roederer II,  è animato dalla stessa visione paziente dello champagne, la stessa concezione patrimoniale della tenuta viticola, la stessa intraprendenza.

    Trae ispirazione dall’amore dei libri e dei disegni, che colleziona con talento.  A partire dagli anni 1870, i vini di Champagne Louis Roederer viaggiano fin negli Stati Uniti e in Russia, alla tavola dello Zar Alessandro II. 

    Uomo di gusto, ricercatore inveterato, Louis Roederer crea per l’imperatore un nuovo champagne e lancia una nuova idea: la prima “cuvée de prestige”, nasce nel 1876 sotto il nome di “Cristal”. La sua sottigliezza e la sua eleganza faranno da allora la reputazione di eccellenza della Maison Louis Roederer.

    Nel 1845, Louis Roederer decide di acquistare 15 ha nel Grand Cru de Verzenay. L’idea, curiosa per un’epoca in cui l’uva ha scarso valore,  è di diventare viticoltore per controllare meglio l’elaborazione dei suoi millesimati. Da allora, tutti i millesimati Louis Roederer provengono esclusivamente dalle vigne di nostra proprietà, cosa unica nella Champagne. La ricerca della diversità dei territori, dei cru, degli appezzamenti, dei vitigni... diventa un’evidenza per la Maison Louis Roederer e l’acquisto di terreni selezionati perché ben predisposti a produrre tale o tal altra tipicità di vino diventa la regola. Oggi, questa strategia è un requisito essenziale dell’evoluzione della Maison.

  • Lovera
  • Luca Menino
  • Luigi Francoli

    Luigi Francoli

    La famiglia Francoli è una vera e propria dinastia della Grappa a Ghemme, nella provincia di Novara. Tutto cominciò nell’Ottocento dalla passione di Luigi Guglielmo Francoli che, nei locali della segheria del padre, si divertiva a distillare le vinacce facendosi conoscere come abile distillatore; i Francoli diventano distillatori professionisti solo all’inizio del Novecento, ma la svolta qualitativa risale agli anni ’50, quando Luigi crea un brand destinato a fare la storia della grappa di qualità, specializzandosi nell’affinamento e nell’invecchiamento.

    Oggi le Distillerie Francoli sono guidate da Alessandro, che coordina 50 dipendenti e ha adottato una filosofia produttiva volta al rispetto per l’ambiente. Aderendo al progetto Impatto Zero di Life Gate, Alessandro Francoli ha inaugurato una gestione pionieristica e virtuosa del processo produttivo: le fonti di calore sono ottenute da combustibili vegetali, le emissioni di anidride carbonica sono compensate da nuove riforestazioni, le vinacce vengono essicate per evitare sprechi e le quantità non utilizzate per la distillazione sono trasformate in pellet o in olio per usi domestici, l’acqua utilizzata per raffreddare i vapori alcolici viene recuperata, raffreddata e reimmessa nel circuito per evitare sprechi, il fabbisogno energetico si fonda su un sistema di pannelli fotovoltaici.

    Le grappe e i liquori Francoli si distinguono per uno stile elegante e raffinato e una grande pulizia aromatica. Francoli è oggi una firma di famiglia divenuta sinonimo di eccellenza e qualità, la firma di un’importante gamma di grappe ricche di fascino, da conoscere ma soprattutto da assaporare

  • Luigi Francoli - distilleria di montagna

    Luigi Francoli - distilleria di montagna

    La purezza della montagna, le acque “magiche”, il distillare goccia a goccia, il fascino della tradizione.

    Queste sono le caratteristiche dei prodotti realizzati dalla nostra piccola distilleria di montagna.

  • Mac food
  • MACAN- Benjamin De Rothschild & Vega Sicilia

    MACAN- Benjamin De Rothschild & Vega Sicilia

    Bodegas Benjamin de Rothschild & Vega Sicilia nasce nel 2004 dall'unione di Tempos Vega Sicilia e della Barón Edmond de Rothschild Wine Company. Entrambe le aziende condividono l'idea di produrre grandi vini nella Rioja, una regione vinicola unica, singolare e inimitabile. Dopo un periodo di cinque anni di studio dei terroir e acquisizione di vigneti, il progetto prende forma nel 2009: è la prima annata dei nostri due vini, Macán e Macán Clásico. Il lancio definitivo del marchio avviene nel 2013, con l'uscita delle prime bottiglie. L'ultima tappa fondamentale è la costruzione della cantina, nel comune di Samaniego, in corso dal 2016.

  • MACAN- Benjamin De Rothschild & Vega Sicilia

    MACAN- Benjamin De Rothschild & Vega Sicilia

    Bodegas Benjamin de Rothschild & Vega Sicilia nasce nel 2004 dall'unione di Tempos Vega Sicilia e della Barón Edmond de Rothschild Wine Company. Entrambe le aziende condividono l'idea di produrre grandi vini nella Rioja, una regione vinicola unica, singolare e inimitabile. Dopo un periodo di cinque anni di studio dei terroir e acquisizione di vigneti, il progetto prende forma nel 2009: è la prima annata dei nostri due vini, Macán e Macán Clásico. Il lancio definitivo del marchio avviene nel 2013, con l'uscita delle prime bottiglie. L'ultima tappa fondamentale è la costruzione della cantina, nel comune di Samaniego, in corso dal 2016.

  • Marchesi Antinori

    Marchesi Antinori

    Già nel 1180, la famiglia Antinori, signoria di campagna, ha la residenza e le proprie attività agricole vicino a Firenze, nel Castello di Combiate. la storia delle famiglia subisce una svolta quando Il Castello viene distrutto durante un assedio. Gli Antinori si trasferiscono a Firenze, all’epoca tra le più importanti città del mondo occidentale. 

    Accarisio di Antinoro diventa membro dell’ “Arte della Seta”, importante corporazione commerciale fiorentina. 

    Alla fine del XIV secolo gli Antinori prendono parte alla produzione e commercio della seta, ad attività bancarie nazionali ed internazionali e alla politica, pur continuando la loro originaria passione per la viticoltura. 

    Le loro sorti accompagnano quelle dei Medici, la famiglia fiorentina dominante in politica, cultura e finanza dell’epoca. 

    Qualche secolo dopo Alessandro Antinori commissiona la realizzazione dello stemma di famiglia ai Della Robbia, bottega d’arte tra le più famose del rinascimento e della storia dell’arte italiana di tutti i tempi. 

    Il disegno originale con la corona e i due angeli verrà corredato, nel 1861, dal motto “Te Duce Proficio” a significare la continua ricerca dell’eccellenza da parte della famiglia.  il XVIII secolo per la famiglia Antinori è un periodo prospero e costruttivo:  Niccolo’, figlio di Vincenzio, è paggio alla Corte di Francesco e Maria Teresa d’Austria e Cavaliere Priore a Firenze (l’attuale municipio di Firenze, Palazzo della Signoria, originariamente si chiamava Palazzo de’ Priori). 

    In questi anni acquista una tenuta vicino a Firenze che chiama Villa Antinori. 

    Un secolo dopo nasce Orazio Antinori poliedrico esploratore dallo spirito pionieristico che fonda a Firenze la Società Geografica Italiana. Orazio, nato nel 1811, lasciò scritto che “poche ebrezze sono comparabili a quella di colui che si mette in cammino per inoltrarsi verso paesi ignoti”. In questi anni Piero e Lodovico Antinori esportano il loro vino in Sudamerica e nel contempo, Orazio ne esplora la terra in cerca di reperti naturalistici. 

    Nel 1868 vengono costruite le cantine di San Casciano, località sulle colline a pochi chilometri da Firenze, nel cuore del Chianti.  In questi anni crescono le esportazioni dei vini Antinori specialmente a New York, Londra, Buenos Aires e San Paolo.  Avvicinandoci ai nostri giorni nel 1932 Carlotta Della Gherardesca sposa Niccolò Antinori ricevendo in dote i terreni ed i casali che prenderanno il nome di Tenuta Guado al Tasso, nella splendida zona di Bolgheri. Da quando la famiglia Antinori si è dedicata alla viticoltura in quest’area, è cambiato molto nel mondo dell’enologia, e Bolgheri è diventata un punto di riferimento per la viticoltura a livello internazionale. 

    Durante la Seconda Guerra Mondiale, Villa Antinori fino ad allora residenza delle famiglia, viene bombardata e gli Antinori si trasferiscono a Tignanello.  Le cantine di San Casciano sono danneggiate dall’esercito tedesco in ritirata e poi occupate dalle forze di liberazione americane. Le cronache familiari narrano di poche botti nascoste al sicuro nelle cantine e nelle proprietà di alcuni dipendenti dell’azienda e di coraggiose famiglie amiche.  Passata la guerra, negli anni ‘50 La famiglia apre le porte del Palazzo Antinori attraverso la Cantinetta, un ristorante wine-bar dove degustare tutta la gamma dei vini Antinori e una scelta dei piatti tipici della cucina toscana.Alla storica Cantinetta Antinori di Firenze si sono affiancate nel tempo Vienna, Zurigo e Mosca.  Nel 1966 Niccolò si ritira dalle attività aziendali e Piero, primogenito, diventa presidente della Marchesi Antinori.  Nel 1975 Gli Antinori assieme ad altre 9 aziende danno vita all’istituto Spumante Classico. 

    Nonostante il legame con i vini rossi e con il Chianti Classico in particolare, la famiglia ha da sempre mostrato interesse per le bollicine, la costituzione di questo Istituto consacra lo la volonta di rendere effettiva un’ambizione “antica”. 

    Negli anni ottanta Albiera, Allegra ed Alessia iniziano progressivamente ad entrare in azienda. In questi stessi anni nasce PFV, “Primum Familiae Vini”, un’associazione informale di aziende vinicole proprietà di una famiglia; PFV va oltre i confini geografici e mantiene un comune legame: quello della proprietà dei vigneti e della produzione di vino come attività familiare da coltivare ed affinare, come un grande vino, nel tempo.  Nel 2007 Si celebrano i Cinquecento anni da quando la famiglia dei Marchesi Antinori ha acquistato e vive nel Palazzo omonimo di Firenze. In questa occasione viene presentato il libro di Piero Antinori, “Futuro Antico – Storia della famiglia Antinori e del suo Palazzo”, un omaggio alle numerose generazioni che lo hanno preceduto e a quelle che verranno. 

  • Masi

    Masi


    La sede storica di Masi si trova nel cuore della Valpolicella Classica, territorio che si estende sulle colline tra il lago di Garda e Verona.

  • Mc Food
  • Medulla
  • Meletti Cavallari
  • Menino Luca
  • Monab
  • Monti
  • Olearia Caldera
  • Ornellaia & Maseto

    Ornellaia & Maseto

    La filosofia di produzione dell’azienda si focalizza su un solo obiettivo: la qualità. Ogni scelta quindi assume un’estrema importanza e implica un’attenzione assoluta ai dettagli. In nessuna fase del processo produttivo sono consentite scorciatoie: questo è il nostro modo di lavorare ed è così che riusciamo a ottenere le uve migliori in base alle caratteristiche climatiche di ogni annata.

    In fase di vendemmia analisi e prove empiriche ci consentono di scegliere accuratamente i grappoli da raccogliere. L’assaggio delle uve consente di valutare al meglio la maturazione dei tannini e l’equilibrio dei grappoli, per stabilire il momento migliore per la vendemmia e la tecnica di vinificazione per le uve di ogni appezzamento. Sottoponiamo le uve a una duplice selezione: un primo tavolo di cernita per la verifica della qualità, poi un secondo controllo per la rimozione di ogni residuo di vegetazione. Le uve di ogni cru fermentano separatamente, poiché ogni vino base contribuisce alla creazione del blend finale, in virtù delle condizioni specifiche del vigneto di provenienza: combinazione di suolo, esposizione climatica e naturalmente tipologia di vitigno. Solo dopo un anno di affinamento in botte i vini base vengono assemblati nel rispetto dei due criteri principali: l’espressione di eleganza insita nello spirito di Ornellaia e lo stile dell’annata.

    Terroir

    Seminascosta ai piedi delle colline nei pressi di Bolgheri, Ornellaia sorge a pochi chilometri dalla costa mediterranea. Nei mesi estivi, la fresca brezza marina accarezza i vigneti e i vicini oliveti, mentre durante l’inverno le colline proteggono dai freddi venti del nord. Ornellaia ritiene che un vino dovrebbe essere l’espressione più autentica del terroir dal quale proviene e, proprio qui, unita al clima marittimo, la natura eterogenea dei terreni della tenuta – di origine marina, alluvionale e vulcanica – crea un ambiente distintivo dove le varietà di rosso e di bianco possono esprimersi al meglio.

    Le infinite parcelle di vigneto si inseriscono in questo panorama incontaminato come tessere di un ampio mosaico, creando un’opera di straordinaria bellezza, complessità ed eleganza in un luogo davvero unico. Esperienza, competenza e determinazione hanno fatto la loro parte nella valorizzazione della qualità e della reputazione di Ornellaia, ma è la tenuta stessa ad essere continua fonte di ispirazione, suggerendo modi sempre nuovi ed esclusivi di catturare la sua grande generosità.

  • Ornellaia & Masseto

    Ornellaia & Masseto

    La filosofia di produzione dell’azienda si focalizza su un solo obiettivo: la qualità. Ogni scelta quindi assume un’estrema importanza e implica un’attenzione assoluta ai dettagli. In nessuna fase del processo produttivo sono consentite scorciatoie: questo è il nostro modo di lavorare ed è così che riusciamo a ottenere le uve migliori in base alle caratteristiche climatiche di ogni annata.

    In fase di vendemmia analisi e prove empiriche ci consentono di scegliere accuratamente i grappoli da raccogliere. L’assaggio delle uve consente di valutare al meglio la maturazione dei tannini e l’equilibrio dei grappoli, per stabilire il momento migliore per la vendemmia e la tecnica di vinificazione per le uve di ogni appezzamento. Sottoponiamo le uve a una duplice selezione: un primo tavolo di cernita per la verifica della qualità, poi un secondo controllo per la rimozione di ogni residuo di vegetazione. Le uve di ogni cru fermentano separatamente, poiché ogni vino base contribuisce alla creazione del blend finale, in virtù delle condizioni specifiche del vigneto di provenienza: combinazione di suolo, esposizione climatica e naturalmente tipologia di vitigno. Solo dopo un anno di affinamento in botte i vini base vengono assemblati nel rispetto dei due criteri principali: l’espressione di eleganza insita nello spirito di Ornellaia e lo stile dell’annata.

    Terroir

    Seminascosta ai piedi delle colline nei pressi di Bolgheri, Ornellaia sorge a pochi chilometri dalla costa mediterranea. Nei mesi estivi, la fresca brezza marina accarezza i vigneti e i vicini oliveti, mentre durante l’inverno le colline proteggono dai freddi venti del nord. Ornellaia ritiene che un vino dovrebbe essere l’espressione più autentica del terroir dal quale proviene e, proprio qui, unita al clima marittimo, la natura eterogenea dei terreni della tenuta – di origine marina, alluvionale e vulcanica – crea un ambiente distintivo dove le varietà di rosso e di bianco possono esprimersi al meglio.

    Le infinite parcelle di vigneto si inseriscono in questo panorama incontaminato come tessere di un ampio mosaico, creando un’opera di straordinaria bellezza, complessità ed eleganza in un luogo davvero unico. Esperienza, competenza e determinazione hanno fatto la loro parte nella valorizzazione della qualità e della reputazione di Ornellaia, ma è la tenuta stessa ad essere continua fonte di ispirazione, suggerendo modi sempre nuovi ed esclusivi di catturare la sua grande generosità.

  • Oro di Milano
  • Pasticceria Raffaghelli
  • Pastificio di Gragnano Faella
  • Perrier Jouet

    Perrier Jouet

    La storia di Adélaïde Jouët comincia nel 1811, quando sposò Pierre-Nicolas Perrier e i due unirono le loro passioni comuni per dar vita ad una nuova visione dello Champagne, gettando le basi per la nascita della Maison Perrier-Jouët e della sua filosofia. Lei aveva appena 18 anni e lui 25 quando fondarono la loro Maison che, fin da subito, grazie ai 10 ettari di vigna posseduti dalla famiglia Perrier, divenne famosa per la produzione di ottimi Champagne anche per la lungimiranza dei due che, col tempo, acquisirono alcuni terreni in quelle zone che sarebbero diventati celebri come Grands Crus della Côte des Blancs, ad Avize e Cramant. La costante ricerca della perfezione di Adélaïde e Pierre-Nicolas guidò attraverso tutte le fasi di produzione dello Champagne, partendo dalla raccolta delle uve, le quali non venivano utilizzate quando ritenute mediocri. Allo stesso modo, come prevenzione contro le imitazioni, Perrier-Jouët fu pioniera nell’ambito della lotta alla contraffazione, divenendo la prima Maison de Champagne a far figurare la provenienza dei suoi vini aggiungendo il Cru e l’annata dei millesimati sulle proprie bottiglie. Si trattò di una grande innovazione per l’epoca. Con la medesima passione per l’eccellenza, Adélaïde riceveva clienti e ospiti ad Epernay realizzando, grazie ad un lavoro costante di valorizzazione del marchio, quella che per l’epoca poteva definirsi una delle migliori reti commerciali al mondo. Precisione e ricerca dell’eccellenza erano fondamentali per Adélaïde. Se la vendemmia, come talvolta è accaduto, non si dimostrava all’altezza delle esigenze della Maison, la produzione del millesimato non veniva autorizzata: la qualità è sempre la priorità assoluta e non c’è spazio per i compromessi. L’amore per il liberty di Adélaïde trovò un’eco nell’Art Nouveau francese e suggellò per sempre un legame profondo per la Maison Perrier-Jouët. Oggi dici Champagne Perrier-Jouët e pensi all’iconica bottiglia della Cuvée Belle Époque, impreziosita dal disegno dell’anemone giapponese creato da Émile Gallé - uno dei più geniali e celebri artisti del movimento Art Nouveau - nel 1902. Questa importante collaborazione artistica ha, di fatto, segnato l’inizio di un eterno sodalizio tra la Maison francese e l’arte, che ancora oggi ne ispira fortemente lo stile produttivo. Una bottiglia straordinaria, vero e proprio omaggio alla natura come fonte di ispirazione, in cui le volute di fiori bianchi fanno eco allo stile floreale e delicato del vino, divenendo l’emblema della Maison. Le bollicine Perrier-Jouët si distinguono, infatti, per il loro carattere floreale, l’assoluta eleganza e la rara finezza aromatica dove prevale lo Chardonnay. Le cantine, vero e proprio Eden, custodiscono, insieme ad altre cuvée d’eccezione, il più antico millesimato della Maison, un Perrier-Jouët 1825. In maniera del tutto naturale, la ricerca della perfezione conduce da sempre Perrier-Jouët sulle tavole più prestigiose. Nelle corti reali, come quelle di Napoleone III o della regina Vittoria. O in quelle principesche. Tra gli appassionati di Perrier-Jouët Belle Époque, con la sua iconica bottiglia, ci furono la Regina Vittoria, Baudelaire, la Principessa Grace di Monaco.

  • Piccini
  • Pio Cesare

    Pio Cesare

    La Pio Cesare nasce nel 1881 quando Pio Cesare, Cesare di nome e Pio di cognome, un imprenditore di successo, viene attratto dall’idea di produrre per se, la sua Famiglia, i suoi amici e Clienti una piccola e selezionata quantità di vini provenienti dalle colline del Barolo e del Barbaresco. Anno dopo anno, Pio Cesare dà vita ad una vera e propria attività unendo la passione per il vino ad una costante cura della qualità e dello stile dei propri vini.

    La sua decisa intraprendenza, come attesta la copia autentica del suo passaporto n. 55, uno dei primi ad essere rilasciati in Italia, lo spinge a viaggiare in Europa ad inizio ‘900 per diffondere e promuovere i vini Pio Cesare.

    Il figlio Giuseppe Pio, la seconda generazione, si trova con una cantina avviata all’inizio del ‘900.

    Continua l’attività paterna, dando ulteriore sviluppo all’azienda con gli opportuni investimenti in cantina e una decisa intraprendenza sul piano commerciale, facendo di Pio Cesare un marchio di riferimento per i vini di Alba.

    Rosy, figlia unica di Giuseppe, sposa nel 1940 Giuseppe Boffa, un giovane ed affermato ingegnere albese, dirigente di una grande azienda a Milano.

    L’ Ingegner Boffa – sono gli anni della Seconda guerra mondiale – decide presto di abbandonare Milano e la sua professione per dedicarsi alla Pio Cesare con grande passione e determinazione.

     Il marchio Pio Cesare aumenta fama e notorietà sul mercato nazionale ed internazionale e si afferma in modo convincente e definitivo, grazie soprattutto al Barolo, come una delle grandi firme del vino italiano, diventandone uno degli interpreti più autorevoli ed apprezzati in Italia e nel mondo.

    Rosy e Giuseppe danno il nome Pio all’ultimo dei loro figli, richiamando così il cognome del bisnonno ed è lui oggi, quarta generazione, a guidare e ad indirizzare l’azienda.

    Pio ha voluto accanto a sé il cugino Augusto, il nipote Cesare, figlio della sorella Federica, e la figlia Federica Rosy.

     Così come Pio Cesare all’inizio della nostra storia, anche noi oggi viaggiamo assiduamente in più di 50 Paesi nel mondo con lo scopo di affermare e far riconoscere il nostro nome agli appassionati di vino, ai ristoranti ed enoteche.

  • Poderi di San Pietro

    Poderi di San Pietro

    La storia della Poderi di San Pietro comincia nel 1998 sulle colline di San Colombano al Lambro quando, dopo aver comprato circa 65 ettari di vigneti, la società andò a costruire le basi per quello che sarebbe poi diventata la cantina maggiormente tecnologica e moderna del territorio, noto fin a partire dal 1500 per la coltivazione della vite.

    In particolare venne intrapreso un profondo processo di modernizzazione, che ha avuto luogo tramite oculati investimenti. Dopo 3 anni di lavoro dalla propria fondazione, attraverso un attento lavoro di recupero e restauro della struttura dell’ex-consorzio agrario di San Colombano, questa cantina si è infatti dotata di moderne vasche in acciaio termo-condizionate, di un generatore d’azoto capace di garantire la protezione del vino dall’azione dell’ossigeno e di una modernissima linea di imbottigliamento.

    Al contempo è stato effettuato un attento lavoro di recupero e razionalizzazione dei vigneti aziendali, al fine di garantire una produzione di elevata qualità.

    La filosofia degli attuali proprietari dell’azienda, è quella di offrire un vino di alta qualità, capace di esprimere in pieno le caratteristiche vocazionali del territorio al loro massimo livello.

    Sono circa cinquemila gli ettolitri di vino che vengono prodotti ogni anno dalla Poderi di San Pietro, utilizzando esclusivamente le uve – garanzia di qualità – coltivate in vigneti che si estendono su circa 60 ettari nei territori di San Colombano e nei comuni limitrofi di Graffignana e Miradolo Terme.

    Tutti i vigneti rientrano nel territorio del vino D.O.C. di San Colombano e I.G.T. “Collina del Milanese”, nel quale vengono coltivate:

    – le varietà a bacca rossa Croatina, Barbera, Uva rara, Merlot, Cabernet e Pinot nero;

    – le varietà a bacca bianca Chardonnay, Trebbiano, Cortese, Malvasia e Pinot Grigio.”

    Vasche d’acciaio e barriques di rovere

    Per lo stoccaggio e l’affinamento sono a disposizione 70 vasche d’acciaio termocontrollate. Per i vini più pregiati – le riserve ma anche il Rosso di Valbissera – l’affinamento avviene in barriques di rovere francese e dura dai sei mesi ai due anni. Il locale di affinamento è situato nei sotterranei della struttura e questo facilita il controllo della temperatura e dell’umidità. Il locale ospita 120 barriques.

  • Prunotto

    Prunotto

    Nel 1904, nella sala consiliare del comune di Serralunga, alla presenza del Notaio Giacomo Oddero e del giovane teste Alfredo Prunotto, viene fondata la Cantina Sociale “Ai Vini delle Langhe”. Fra i partecipanti all’atto costitutivo vi sono personaggi che hanno lasciato un segno nelle vicende di Alba e dei comuni di langa e molti piccoli produttori di zona.

    La prima vendemmia è quella del 1905. Seguono anni difficili caratterizzati da un andamento economico generale incerto, aggravato dal primo conflitto mondiale. Nel 1922, alla scadenza del rinnovo della Cantina Sociale, molti soci decidono di non conferire più le proprie uve. L’annata, pur eccezionale, non è stata abbondante. 

    La Cantina inizia ad avere seri problemi economici e viene posta in liquidazione.

    In questo frangente il giovane Alfredo Prunotto conosce e sposa Luigina, con la quale decide di rilevare la Cantina Sociale “Ai Vini delle Langhe”, dandole il proprio nome. La Cantina, grazie alla passione dei due sposi, diviene ben presto famosa ed inizia a esportare i vini in tutto il mondo: prima in America del Sud e in seguito negli Stati Uniti, i cui mercati si aprono in quegli anni. La Prunotto è una delle poche aziende a credere in quella prospettiva economica.

    Nel 1956, Alfredo Prunotto decide di ritirarsi dagli affari, cedendo l’azienda al suo amico enotecnico Beppe Colla, affiancato da Carlo Filiberti e in un secondo tempo dal fratello Tino Colla.

    La cantina Prunotto, nel 1961, inizia a individuare zone tipiche di produzione particolarmente pregiate per la vinificazione separata dei cru, come il Barolo Bussia e la Barbera d’Alba Pian Romualdo.

    Nel 1972, Ugo della Piana architetto di origine langarole, progetta la nuova cantina, che sarà costruita vicino ad Alba dove tutt’oggi è la sede dell’azienda. Nel 1989, la famiglia dei Marchesi Antinori inizia la sua collaborazione con l’azienda Prunotto, occupandosi dapprima della distribuzione e poi, nel 1994, con il ritiro dei fratelli Colla, anche direttamente della produzione, mantenendo l’eccellente livello qualitativo fortemente voluto da Alfredo Prunotto.

    Uno degli obiettivi più importanti che si prefigge la famiglia Antinori, in accordo con i Colla, è quello di produrre da vigneti di proprietà ed avere un controllo più attento del prodotto fin dalla nascita.

    Tale progetto si concretizza nel 1990, quando Albiera Antinori, la primogenita del Marchese Piero Antinori, delinea ulteriormente la personalità della casa vinicola, dedicando particolare attenzione alle acquisizioni dei vigneti, primi tra i quali: il vigneto Costamiole, ad Agliano, per la produzione di Barbera d’Asti, il vigneto nel cru Bussia, uno dei più rinomati della zona del Barolo e terreni a Calliano per lo studio e l’analisi di nuovi vitigni quali Albarossa e Syrah. 

    Nel 1996 vengono acquisiti anche il vigneto di 5 ettari nella zona di Barbaresco, dal nome “Bric Turot” e uno di 5 ettari nella zona di Treiso per la produzione del Moscato.

  • Rainoldi

    Rainoldi

    Storica cantina della Valtellina, quella di Aldo Rainoldi è una delle più affidabili realtà vitivinicole della zona, per la capacità di esprimere, vendemmia dopo vendemmia, stagione dopo stagione, vini di grande personalità, sempre tesi verso una qualità tutt’altro che scontata.

    Fondata nel 1925 dal nonno dell’attuale proprietario, la casa vinicola “Aldo Rainoldi” è un’azienda che oltre a produrre uve dai vigneti di sua proprietà, si avvale di una fittissima rete di piccoli viticoltori, costantemente monitorati da tecnici di fiducia, condizione indispensabile per riuscire a offrire una gamma che abbraccia la Valtellina in tutte le sue sfumature. Non a caso, la cantina ha preso vita sulla base di un progetto ben preciso, che poi è stato consolidato negli anni, secondo il quale collaborando con numerosi conferitori, e quindi partendo da un’eccezionale materia prima, si arrivano a produrre vini di assoluto pregio.

    Da quelli che sono luoghi spettacolari, caratterizzati dai tipici vigneti terrazzati che obbligano l’uomo a confrontarsi con la natura, ma che al tempo stesso sanno ripagare tutta la fatica attraverso vini unici, arrivano quelle che possono essere considerate alcune delle migliori espressioni del nebbiolo se si esce dai confini del Piemonte. I dieci ettari vitati di proprietà sono gestiti in maniera rigorosa e scrupolosa, con estrema fatica a causa degli impervi e scomodi terrazzamenti, e aggiungendo agli stessi, per l’appunto, le uve di una settantina di piccoli conferitori, ecco che la produzione media annua dell’azienda “Aldo Rainoldi” si attesta sulle 185mila bottiglie. Nella cantina di Chiuro, in provincia di Sondrio, le più antiche tradizioni locali sono la regola, grazie cui si riesce a ottenere una batteria di etichette che difficilmente trova eguali.

    Dai Rossi più giovani a quelli di “Riserva”, si passa per i Bianchi e per gli Spumanti, fino ad arrivare al vino di punta dell’azienda, che vede nello Sfursat di Valtellina “Ca’ Rizzieri”, l’espressione più alta di quella che è la migliore Valtellina quando di parla di vino.

  • Rau
  • Riso Viglione

    Riso Viglione

    L’azienda agricola è situata nel comune di Basiglio e si estende su un territorio di circa 330 ettari, all’interno del Parco Agricolo Sud Milano, zona particolarmente vocata alla coltivazione del riso. Il paesaggio variegato di questa zona è ricco di storia e di cultura e costantemente si riscontra il forte contrasto tra la città, facilmente raggiungibile, e la campagna che ancora conserva i ritmi e le attese delle stagioni. La presenza della coltura del riso su queste terre è ampiamente documentata a partire dal tardo medioevo dopo che questo cereale fu importato dal lontano Oriente.

    Da allora, a seguito di varie evoluzioni, l’azienda attraverso mezzi moderni, continua a rispecchiare per qualità e tradizione quella che era la coltivazione di un tempo, producendo prevalentemente riso per il mercato italiano. Le acque irrigue utilizzate nelle risaie sono particolarmente chiare e pulite, provenienti in maggior parte da fontanili di cui il sud Milano è ancora particolarmente ricco.

    Nel rispetto della conservazione dell’ambiente, l’energia necessaria per la conduzione dell’azienda agricola viene prodotta da un impianto fotovoltaico della potenza di 200KW.

    Circa 20.000 sono i quintali di risone prodotti in un anno e destinati in maggioranza alle più importanti riserie italiane e in parte al consumo diretto previa lavorazione.

    Dal 2010 infatti l’azienda dispone di un punto di vendita diretta dove, oltre al riso Viglione nelle varietà Carnaroli, Vialone Nano, Arborio, Carnaroli semigreggio integrale e riso nero integrale di propria produzione, è possibile acquistare salami, formaggi, marmellate , birra miele e tanti altri prodotti provenienti da aziende agricole attentamente selezionate. 

  • Rivetti & Lauro
  • Royal Fodd Caviar
  • Ruinart

    Ruinart

    La famiglia Ruinart era conosciuta sin dal XV secolo per l’attività nel settore tessile; il cambio di rotta ci fu con Luigi XV che, con un’ordinanza del 25 maggio 1728, permise il trasporto del vino in bottiglie. Fu una svolta: la commercializzazione fu molto semplificata dato che non tutti potevano permettersi le botti, unico contenitore fino ad allora ammesso. Nacque così, nel 1729, per volontà di Nicolas – ispirato dalla figura di Dom Thierry Ruinart – la maison, che si distinse subito per qualità ed eleganza dei prodotti. Dopo 6 anni, Nicolas Ruinart si dedicò completamente al più redditizio Champagne, dando il via a ben sette generazioni di storia e bollicine.

    Claude, figlio di Nicolas, cominciò a lavorare col padre nel 1764 trasformando la maison in Ruinart Pere et Fils: fu lui a spostare l’attività dal centro di Reims. In città gli spazi erano limitati e dovevano affittare le cantine dei vicini per far fronte alle richieste: Claude decise di trasferire tutto in un posto che offrisse spazi adeguati alle loro esigenze. La zona scelta, Saint Nicaise, era allora abbandonata perché poco sicura e troppo distante dalla città; ma a Claude interessavano gli ampi spazi disponibili, sopra e sotto il livello del suolo, nelle crayeres, le cave di gesso abbandonate dal XV secolo, cattedrali sotterranee i cui scavi sono cominciati in epoca romana e che oggi si spingono fino a 38 metri di profondità. Ruinart fu la prima di tante prestigiose maison a insediarsi lì, iniziò la costruzione degli edifici nel 1780, quando subentrò Irénée, figlio di Claude. Ricordato per le migliorie al collegamento tra le crayeres, Irénée fu un importante sindaco di Reims. Fu lui a convincere, nel 1825, re Carlo X a tornare a Reims per la sua incoronazione, la notte di Natale, secondo una tradizione iniziata nel 496. Impressionato dalla capacità di Irénée nel garantire la sua incolumità, il re conferì alla famiglia il titolo, il cui stemma è riportato sulle bottiglie, di visconti di Brimont. Fu Edmond Ruinart, soprannominato Il Viaggiatore, successore e figlio di Irénée, a esplorare nuovi mercati, la Russia nel 1827 e gli Stati Uniti nel 1831. Un precursore per i tempi.

  • Salvano
  • San Leonardo

    San Leonardo

    Poche altre cantine italiane sono riuscite a tutelare e a valorizzare il proprio territorio nello stile dei grandi château francesi, come è riuscita a fare la Tenuta San Leonardo, in Trentino. Un luogo magico, nel cuore della Vallagarina, in cui le tracce della coltivazione della vite si perdono nei tempi, risalendo fino a mille anni fa. Una cantina modello, composta da centinaia di ettari di terreno, che ospitano circa trenta ettari coltivati con varietà ormai diventate tradizionali: cabernet sauvignon, cabernet franc, carmenère, petit verdot e merlot, e ancora riesling e sauvignon blanc.

    Di proprietà della famiglia Guerrieri Gonzaga, la Tenuta San Leonardo ha negli anni firmato alcuni dei vini più iconici non solo del Trentino, ma di tutta Italia. L’omonima etichetta, il “San Leonardo”, è infatti uno dei più famosi e premiati tagli bordolesi della Penisola: vino di incredibile eleganza e longevità, nato nel 1982 e da allora prodotto solo nelle annate più importanti. Alle vigne di proprietà, oggi si aggiungono altri dieci ettari vitati in affitto, e tra i filari si persegue costantemente il massimo rispetto per l’ambiente e per l’ecosistema. In cantina, in una sorta di ideale continuità con Giacomo Tachis, dal 1999 la firma enologica è quella del celebre enologo Carlo Ferrini, che con attenzione e rigore fa da supervisore a tutti i passaggi produttivi. A coordinare tutto e tutti, c’è poi la insaziabile e instancabile passione del marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, che aiutato dal figlio Anselmo e dallo storico e insostituibile braccio destro Luigi Tinelli, segue scrupolosamente ogni singolo dettaglio.

    Il risultato della somma di tutto quanto è dato da vini che spiccano per finezza ed eleganza, rossi e bianchi vibranti e decisi, capaci letteralmente di emozionare. Dal “San Leonardo” alle etichette sorelle, ogni bottiglia che esce dalla tenuta di Borghetto all’Adige racchiude la più vera e migliore essenza di un territorio in grado di regalare enormi soddisfazioni enologiche.

  • San Marzano

    San Marzano

    Nel 1962 19 vignaioli di San Marzano, di famiglie legate da generazioni alla terra, si unirono per fondare “Cantine San Marzano”. Con i decenni questa cooperativa è cresciuta al punto da attrarre oltre 1200 viticultori, avvalendosi di impianti moderni e tecnologicamente avanzati e producendo vini sempre eleganti nel massimo rispetto dell’antichissima tradizione vitivinicola pugliese. Oggi la fusione di tradizione, passione e sensibilità verso le tecniche moderne ci consente di produrre vini dai caratteri varietali e regionali ben spiccati, che riflettono in maniera meravigliosa l’attenzione individuale, le variazioni stagionali ed il terroir locale.

    Siamo in Puglia, nel cuore della famosa d.o.p. del Primitivo di Manduria, una striscia di terra sospesa tra due mari, lo Ionio e l’Adriatico; un’area di contrade e paesaggi incantevoli nelle province di Taranto e Brindisi, dove vigne e ulivi fioriscono fianco a fianco su un manto di terra rossa.

    I suoli dei nostri vigneti ed il terroir mediterraneo hanno un ruolo fondamentale nella produzione di vini di alta qualità. Il clima della nostra regione è estremo, le condizioni difficili poiché la vita resiste all’arsura, alla brina, ai venti di scirocco. Ma nelle mani dei nostri appassionati enologi anche i frutti dei più vecchi vigneti ad alberello si trasformano in vini di grande struttura ed eleganza, che ben si prestano per un lungo invecchiamento.

    Vini che possono superare le più ambiziose aspettative nell’esperienza degustativa.

  • Sapori d'Autunno

    Sapori d'Autunno

    Sapori d’Autunno porta sulla Vostra tavola, giorno per giorno tutta la freschezza del tartufo appena raccolto.

    Dalla passione dei titolari nata dal 1991  per il tartufo fresco, l’Azienda si è specializzata anche nella produzione di succulente specialità . Giuseppe e Maria Antonietta riversano in questa impresa di stampo tipicamente familiare la passione e le esperienze indotte dalla loro attività di ristorazione. Nasce così un'impresa ambiziosa, volta a valorizzare l'enorme potenziale e la grande espressione qualitativa dei tartufi Molisani, che spesso raccolgono personalmente.

    Artigianalità del prodotto, efficienza industriale. Sempre all’avanguardia con i migliori sistemi per la produzione alimentare, Sapori d’Autunno è in grado di curare le minuziosità di un prodotto di altissima qualità , ma allo stesso tempo capace di produrre alti quantitativi per soddisfare in tempi brevi le richieste clientelari.

    La qualità e la convenienza dei prodotti, unitamente alla puntualità e alla qualità del servizio di fornitura, costituiscono i principali punti di forza dell'organizzazione aziendale, sempre flessibile rispetto alle esigenze dei propri clienti.

    Per questo motivo, Sapori d’Autunno  rappresenta il partner commerciale ideale per grandi catene di distribuzione e aziende del settore alimentare, nonché settore Ho.re.ca. per il Tartufo fresco e prodotti al Tartufo.

    L’azienda offre tartufi freschi, tartufi lavorati, oli extravergini aromatizzati al tartufo ed alle verdure, pasta aromatizzata al tartufo ed ai funghi porcini, riso precotto al tartufo ed alle verdure,  funghi porcini secchi, funghi misti secchi, sughi pronti per la pasta e per la pizza, creme al tartufo , paté al tartufo , formaggi al tartufo, miele  aromatizzato al tartufo e altri prodotti naturali della nostra terra. Per mantenere inalterato tutto il gusto delle salse e dei prodotti lavorati, sottoposti secondo la normativa ai

    necessari trattamenti sanitari, viene utilizzato esclusivamente un pregiato e costosissimo aroma

    naturale estratto direttamente dal tartufo.

    Si evita così l'aggiunta di glutammato e aromi artificiali, mantenendo intatto l'elevatissimo standard qualitativo del prodotto.

    Entusiasti di dare vita a prodotti di alta qualità, trattati con la massima professionalità e trasparenza in un'attività che ha le sue fondamenta nel connubio tra tradizione e modernità,

    Sapori d'Autunno seleziona i frutti della natura  con passione e precisione al fine di garantire una elevata qualità e di contribuire ulteriormente la diffusione del gusto e il sapore tipicamente italiano,

    fornendo ai clienti un vero successo in tavola.

  • Sella & Mosca

    Sella & Mosca

    Più di un secolo è trascorso da quando due avventurosi piemontesi iniziarono a bonificare le terre sulle quali si estendono oggi gli oltre 541 ha dei vigneti Sella&Mosca. Un paesaggio incantevole, una terra ricca di promesse e l’incontro fortunato di questi due piemontesi amanti dell’avventura, affascinati da una terra incontaminata: l’ingegnere Sella, nipote del famoso statista Quintino Sella, e l’avvocato Mosca. Queste le origini di S&M, che all’inizio del secolo trasformò una terra lasciata al pascolo in fertili vigneti, dando inizio alla più prestigiosa produzione di vini in Sardegna. Chi visita oggi l’affascinante tenuta rivive quella pionieristica atmosfera in un continuo caleidoscopio di inizio secolo in un continuo caleidoscopio di profumi, odori e aromi. Massima espressione del carattere di questa terra assolata e forte e che tanto contribuisce alla personalità inconfondibile dei suoi vini doc. Il rispetto del luogo e della cultura del vino, l’attaccamento alla terra e alle sue tradizioni. Sono queste le regole trasmesse dai fondatori che da sempre ispirano ogni attività di Sella&Mosca e che ne hanno determinato il successo.

    I fondatori di Sella&Mosca erano attenti conoscitori e appassionati di egittologia, nonchè grandi viaggiatori. 

    Il nostro logo rappresenta una scena di spremitura riconducibile iconograficamente all’Antico Egitto. 

    Si presume che il nostro logo sia una riproduzione stilizzata di una scena tratta da un bassorilievo presente nella Mastaba di Mereruka, Visir del FaraoneTeti, a Sakkara.

    Il bassorilievo rappresenta cinque uomini che utilizzando due lunghi bastoni, spremono le uve poste all’interno di un sacco facendo in modo che il succo passi attraverso il tessuto e cada nella giara sottostante.

  • St. Michael Eppan

    St. Michael Eppan

    Fondata nel 1907 grazie a pochi vignaioli che decisero di unire le forze per migliorare la qualità delle proprie etichette, la cantina cooperativa di San Michele Appiano è oggi una realtà che conta circa trecentocinquanta soci, per una produzione annua che supera i due milioni di bottiglie. Un vero e proprio colosso, riferimento assoluto per tutto il mondo produttivo non solo altoatesino, che non tradisce mai le attese grazie a una gamma dall'affidabilità unica.

    Dal gewürztraminer al müller thurgau, dal sauvignon al riesling, dal pinot bianco al lagrein, ogni bottiglia rappresenta una perfetta sintesi del varietale che la vede nascere. Vini freschi e vibranti, caratterizzati da un chiaro richiamo territoriale e da una qualità media sorprendente. Attualmente la cantina San Michele Appiano, potendo contare su una superficie vitata che si avvicina ai 400 ettari, risulta essere la più estesa della provincia di Bolzano, e oggi più che mai si identifica con il suo storico “kellermeister”, l’enologo Hans Terzer, attivo a San Michele Appiano dal 1977 e premiato dal Gambero Rosso come uno dei migliori dieci winemaker al mondo. Nella gestione delle vigne, un team di tecnici e agronomi altamente competenti e professionali affianca costantemente ogni socio conferitore, offrendo preziosi consigli su come condurre i filari. Scelte accurate e strategiche permettono di arrivare a raccogliere frutti qualitativamente superbi. Grappoli che in cantina sono lavorati esaltandone ogni minima sfumatura organolettica: la vinificazione si avvale delle più innovative tecniche enologiche, applicate nel pieno rispetto delle tradizioni, mentre per l’invecchiamento sono impiegate sia vasche di acciaio inox sia botti di rovere.

    Dalla linea di punta, la “Sanct Valentin”, si arriva alla linea “Classica” passando per la linea “Selezione”: tutte le etichette targate “San Michele Appiano” sono figlie di una costante ricerca della qualità senza compromessi, e sono il frutto di passione, esperienza, coraggio e sensibilità, valori che da oltre un secolo costituiscono la base di quella che è una delle più importanti realtà vitivinicole dell’intero panorama enologico dell’Alto Adige e dell’Italia intera.

  • Taittinger

    Taittinger

    Taittinger è una delle più grandi case produttrici di champagne del mondo con sede a Reims, nella regione della Champagne-Ardenne. Il marchio Taittinger nacque nel 1932 all’acquisizione da parte di Pierre Taittinger del castello de la Marquetterie, con il quale rilevò la preesistente ditta Forest-Fourneaux, fondata nel 1734 da Jacques Fourneaux. 

    Questi aveva lavorato a stretto contatto con i monaci benedettini, all’epoca proprietari di gran parte delle vigne circostanti. Tra i proprietari precedenti si annovera anche il filosofo Jacques Cazotte morto ghigliottinato durante il regime del Terrore.

    I Taittinger erano mercanti di vino che si trasferirono nella Champagne dalla Lorena nel 1870. La crescita dell’azienda dal dopoguerra ad oggi è stata continua ma l’impulso maggiore si deve a Claude Taittinger che l’ha diretta dal 1960 al 2005 portando il marchio ai vertici mondiali.

    Taittinger si caratterizza per l’utilizzo prevalente di Chardonnay. Altri vitigni consentiti per lo champagne come il Pinot nero sono utilizzati in percentuali minori rispetto a quelli dei principali marchi concorrenti.

    Etichetta del “Comtes de Champagne” del 1966

    Con un partner americano, la Kobrand Corporation che distribuisce i loro prodotti negli Stati Uniti, la Taittinger ha avviato dal 1987 a Sonoma, in California, una grande casa vinicola denominata Domaine Carneros che produce vini e spumanti con metodo champagne sul modello della casa madre francese.

  • Talamonti

    Talamonti

    La morfologia del paesaggio è stata visibilmente influenzata dagli importanti processi glaciali avvenuti nel corso di milioni di anni. L’area di Loreto Aprutino è ricca di testimonianze geomorfologiche tipiche di ambienti glaciali e periglaciali. Lo studio della composizione del suolo ne ha difatti dimostrato la stratificazione vulcanica. Tuttavia, la caratteristica ambientale più rilevante della regione Abruzzo è la sua incredibile biodiversità. Gli innumerevoli parchi nazionali, il Massiccio Sibillino a Nord, il mare Adriatico ad est, i monti della Maiella a Sud ed infine la Catena Appenninica ad ovest , modellano i confini di una regione che lascia senza fiato e non finisce mai di sorprendere. Il territorio di Loreto Aprutino, a 300 mt s.l.m. e dalla fisionomia unica e privilegiata nel contesto centro peninsulare italiano, si estende ai confini di una rarità geomorfologica: il Ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d’Europa ed unico del Mediterraneo centrale. L’origine del nome “Loreto Aprutino” è da ricondurre all’epoca romana ed alla foresta di “Alloro” che dominava il colle in cui oggi si erge il suggestivo borgo medievale. Loreto Aprutino vanta difatti antichissime origini risalenti al periodo dei primi insediamenti cristiani. I resti di un’antica Villa Romana, di un tempio dedicato alla Dea Feronia, oltre ad una necropoli Italica a Colle Fiorano e Farina-Cardito, testimoniano che l’area fosse abitata sin dal VI secolo a.C. 

  • Tenuta Campo di Sasso
  • Tenuta di Biserno
  • Tenuta Ferraia

    Tenuta Ferraia

    La famiglia Manara è una delle più antiche tra quelle che operano nel campo della viticoltura nel territorio di Ziano Piacentino. Già negli anni trenta partecipa all’importante Mostra Nazionale delle Uve da Tavola che si svolge a Piacenza ed è tra le prime, con i fratelli Vito e Tino a trasformarsi per avviare la produzione di uve da mosto. E’ proprio l’Azienda Vitivinicola Fratelli Manara nel 1939 ad apporre sulle bottiglie la prima etichetta con la denominazione di Gutturnio. Oggi la proprietà situata sulle colline di Ziano Piacentino in Val Tidone si estende per 40 ettari coltivati a vigneto. Da qualche anno la cantina Manara ha potenziato le proprie strutture, mirando a legare il portato del sapere tradizionale alle moderne tecniche enologiche e ad assumere, nel paesaggio vinicolo piacentino e nazionale, una posizione improntata alla qualità di un prodotto scelto, unico e inconfondibile, dall’originale personalità.

    Il processo di vinificazione viene condotto in base a criteri rigorosamente naturali in funzione del tipo di uva. Per le uve a bacca bianca il trasporto e la pigiatura avvengono molto rapidamente. Una volta pigiati i grappoli vengono immediatamente pressati per eliminare le bucce. La moderna pressa a membrana consente una spremitura soffice e progressiva, con una precisa selezione e frazionamento dei mosti nelle diverse fasi di pressatura. Viene utilizzato solo il mosto di migliore qualità, il mosto fiore, che grazie all’azione dei lieviti naturali presenti sugli acini, viene fatto fermentare lentamente e a bassa temperatura, per conservare la ricchezza aromatica propria di ciascun vitigno selezionato. Per le uve a bacca rossa il procedimento prevede una pigia-diraspatura che permette di separare i raspi dagli acini. La polpa e le bucce vengono quindi a trovarsi a contatto nelle vasca di fermentazione per periodi di tempo più o meno lunghi. La macerazione può durare anche 15 giorni ed in questo periodo vengono estratti dalle bucce tutti i componenti nobili che garantiranno al vino l’aroma e il giusto grado di tannicità. Dopo la svinatura, l’affinamento si svolge in acciaio per i vini frizzanti, mentre per i vini fermi e strutturati vengono utilizzate barriques di primo e secondo passaggio. Tutto il processo di vinificazione viene svolto in azienda, imbottigliamento compreso.

  • Tenuta L'Ariosa
  • Tenuta San Guido

    Tenuta San Guido

    Il nome della Tenuta San Guido è inestricabilmente legato alle origini di un celebre vino – considerato uno dei migliori vini al mondo – il Sassicaia. Dal 1968 – anno in cui è stata commercializzata la prima annata – il Sassicaia ha raggiunto a livello mondiale una fama inaspettata, crescente di anno in anno. Ma in questa tenuta da favola sono numerosi i successi ottenuti in campo enologico: la Tenuta San Guido, il cui nome deriva da San Guido della Gherardesca vissuto nel XIII secolo, è una storica cantina della zona di Bolgheri, situata lungo la costa Etrusca che va da Livorno a Grosseto, nella Maremma toscana. Estesa su una superficie complessiva di circa 2500 ettari, l’azienda può al momento contare su novanta ettari vitati, che includono 75 ettari dedicati esclusivamente alla produzione del Sassicaia, quest’ultimo nato da un’idea del Marchese Mario Incisa della Rocchetta, che voleva creare un grande vino in stile bordolese. Erano infatti gli anni ’20, quando lo stesso Marchese, ispirato da Bordeaux e dall’aristocrazia di un tempo, sognava di arrivare a produrre un vino di razza, un vero e proprio purosangue. Trasferitosi nella tenuta toscana nella seconda metà del ‘900, il Marchese Incisa della Rocchetta iniziò a fare esperimenti, piantando alcune barbatelle di varietà vitate francesi in una zona fino ad allora assolutamente ignota dal punto di vista vitivinicolo. Da quel momento, con splendida lungimiranza, il Marchese Incisa della Rocchetta riuscì a comprendere il potenziale dell’area di Bolgheri e di quei stessi terreni su cui aveva piantato le barbatelle, che presentavano delle caratteristiche uniche, nel microclima molto simili alla zona delle Graves e di Bordeaux e un terreno sassoso, una sassicaia appunto, a cui questo straordinario vino deve il nome. Oltre al celebre vino Sassicaia, la Tenuta San Guido produce anche altre due etichette: il “Guidalberto”, da uve cabernet sauvignon e merlot, e “Le Difese”, un IGT ottenuto da cabernet e sangiovese. Con una produzione che sfiora la media di 800mila bottiglie annue, alla Tenuta San Guido va riconosciuto gran parte del merito per cui il territorio di Bolgheri sta riscuotendo successo a livello internazionale. Una storia e una dimensione enologica quasi irreale, quella della Tenuta San Guido, fuori dal comune e sospesa nel tempo, quasi mitologica. Le sue antiche origini, la particolarità del microclima e del territorio ma, soprattutto, la qualità del prodotto finale hanno permesso al Sassicaia di raggiungere un primato ineguagliabile: si tratta del primo vino italiano di una specifica cantina, che ha una DOC riservata. La denominazione Bolgheri Sassicaia spetta esclusivamente alla Tenuta San Guido della famiglia Incisa della Rocchetta: il disciplinare esistente in merito, infatti, regola che la zona di produzione del Bolgheri Sassicaia DOC sia limitata al podere Sassicaia e che l’uvaggio sia costituita da un minimo dell’80% di cabernet sauvignon. Anche la commercializzazione del Sassicaia è regolamentata da un preciso disciplinare che ne consente la vendita non prima di 2 anni di invecchiamento. Su Tannico abbiamo selezionato le migliori bottiglie della Tenuta San Guido che vi permetteranno di scoprire un vino potente e raffinato, dal colore rosso granato intenso. A tavola, il Sassicaia accompagna divinamente la grande tradizione toscana di carni rosse, come una squisita tagliata di chianina, oltre a selvaggina e cacciagione.

  • Tenuta Sant'Anna
  • Tenuta Villa Crespia

    Tenuta Villa Crespia

    Una realtà solida da uno dei territori più vocati delle bollicine italiane. Villa Crespia è una cantina che contribuisce attraverso le sue etichette ad aumentare il valore assoluto della Franciacorta e dei suoi spumanti.
    La cantina si trova ad Adro e possiede appezzamenti vitati collocati in tutte le zone più prestigiose della Franciacorta. Ogni varietà ha trovato il suo habitat naturale più indicato, così che i vini che si ottengono risultano tutti eccellenti: dal Brut “Novalia” all’Extra Brut Rosé “Brolese”, passando per il Satèn e per il “Miolo”, per il “Numerozero” e per il “Cisiolo”, fino ad arrivare al “Francesco Iacono” e al “Simbiotico”, e concludendo con il "Millè", millesimato freschissimo ed elegante, bollicine che vi faranno semplicemente innamorare. Tutti vini, in sostanza, che offrono garanzie e certezze sicure, e confermano un'altra volta le potenzialità di un territorio incredibile come la Franciacorta.

  • Tenute La Braccesca

    Tenute La Braccesca

    La Marchesi Antinori ha cominciato a investire in questa zona – una delle più nuove e promettenti della Toscana e di tutta Italia – agli inizi degli anni ‘90. A quel tempo il Nobile di Montepulciano aveva inaugurato da poco il suo secondo Rinascimento. Ma i vini di Montepulciano in realtà erano già famosi allora e ancora molto prima di allora.

    IL VINO E MONTEPULCIANO

    Il primo documento storico in cui si fa cenno ai vini di Montepulciano è dell’anno 789. Erano già molto apprezzati al tempo dei Medici, quando Montepulciano era alleata con Firenze contro Siena. I suoi erano vini da nobili e nobili erano le uve selezionate da cui si ricavavano: da qui probabilmente il nome di quello più pregiato che qui si produceva.

    Lo conferma del resto Francesco Redi nel suo poemetto Bacco in Toscana (1685) – una specie di tour enologico ante litteram che Bacco e Arianna decidono di compiere per loro diletto nella regione. Riferendosi al vino di questa regione Redi parla di “liquore che sdrucciola al core” e afferma che “Montepulciano d’ogni vino è re” .

    Ma di questo vino parleranno anche Voltaire nel Candido (1759) – dove è descritta una tavola di cibi e bevande prelibate (“… maccheroni, pernici di Lombardia, uova di storione e vino di Montepulciano”) – e Alessandro Dumas nel suo Conte di Montecristo (1846). E addirittura due presidenti degli Stati Uniti, Thomas Jefferson (1743-1826) e Martin Van Buren (1782-1862) ne sono stati estimatori entusiasti. Nel 1966 il Nobile di Montepulciano è uno dei primi vini in Italia ad ottenere la DOC, e questo da impulso alla sostituzione dei vecchi vigneti a coltura promiscua con impianti più specializzati, anche se tutto avviene nel quadro delle antiche tradizioni locali in fatto di lavorazione e conservazione del vino.

    La Docg stabilisce che il vitigno alla base del Nobile sia  Sangiovese ( Prugnolo Gentile) minimo 70%, con l’eventuale aggiunta di vitigni autorizzati. Il Prugnolo Gentile – clone del Sangiovese grosso, selezionato in zona fin dal ‘700 – resta comunque il vitigno di riferimento per il Nobile: il suo nome deriva dal colore e dal profumo degli acini, che una volta maturi assomigliano alle prugne. Fino alla fine dell’800 era poi abitudine alternare le viti ad altre piante da frutto e molte di queste erano appunto susini. Un anno prima della Doc, nel 1965, era intanto nato il Consorzio dei Produttori del Vino Nobile di Montepulciano. La DOCG arriverà 15 anni dopo, nel 1981, aprendo un nuovo capitolo: alcune vecchie aziende introducono moderni cambiamenti nei vigneti e nelle cantine, si affacciano nuovi produttori, non solo toscani, e tutta la zona inizia a qualificarsi. A partire da quegli stessi anni, la grande fortuna internazionale dei Supertuscans contribuirà poi ad un sempre maggiore interesse verso il Made in Tuscany nel suo complesso e porterà a radicali trasformazioni della situazione vitivinicola della zona.

    IL VINO E CORTONALa zona di Cortona si è invece aperta alla produzione di qualità solo un questi ultimi anni.

    Diventata DOC nel 1999, ha visto una decisa riconversione dei suoi vigneti da uva a bacca bianca a rossa.

    In effetti non si tratta proprio di una riconversione ma di un consapevole ritorno alle origini: in passato erano infatti i vini rossi a prevalere in questa zona e la scelta di vitigni quali il Merlot e i Syrah si è innestata quindi su un’antica tradizione locale e l’ha rinnovata.  La Tabula Cortonensis

    Documento etrusco del II secolo A.C. di raro valore, ritrovato nel 1992, testimonia l’antichissimo legame di Cortona con il vino. Nella “tabula”, che ai giorni nostri definiremmo un “contratto”, si dividono gli averi delle famiglia Cusu e Petru-Scevas: primo tra tutti, un vigneto nella zona del lago Trasimeno, proprio dove adesso si trova la DOC Cortona.

  • Terenzi

    Terenzi

    Chi siamo? “Semplicemente una famiglia che ha avuto il privilegio di essere chiamata in questa meravigliosa terra. Qualcuno dice che nessuno può amare un luogo come chi ha potuto sceglierlo. Forse non è una regola, ma per noi è verità”. (Terenzi Viticoltori in Scansano ).

    Ha smesso di piovere. Mi sento una “non nostalgica” felice. Ormai posso dirlo, una settimana e qualche giorno che la pioggia è stata compagna fedele di ogni spostamento, movimento e attimo. L’aria umida è stata spazzata da un sole caldo, confortevole, mi sento bene quando i raggi mi avvolgono e mi accorgo e stupisco sempre, di come la luce riesca a dare una possibile visuale ottimista di ogni cosa e di come il mio umore cambi al primo raggio di sole e oggi grazie a lui ho avuto la possibilità di vedere una Maremma diversa. Mi confonde e mi rallegra sapere, di come il sole muta, cambia e trasforma ogni cosa ai miei occhi. Di come la pioggia sia diventata solo una ex fastidiosa e antipatica amica. Mi trovo in questa Maremma Grossetana, che oggi si sveglia con luce, tepore, toglie il fiato per la sua bellezza fatta di cipressi, colline e colori. Spazi senza fine di cosmo vengono avvolti dalla pace rumorosa di una natura mai ferma. Nel silenzio, fronde di quercia vengono mosse da impercettibili folate di vento, scopro che il cinguettio è la musica che avvicina la terra al paradiso. Scansano oggi si presenta bella come non mai.

    Prima domenica di giugno l’appuntamento è in cantina Terenzi Viticoltori in Scansano. Questa azienda è riuscita in pochi anni a raggiungere i vertici del settore come: Cantina Emergente dell’Anno e il Tre Bicchieri al Morellino di Scansano Madrechiesa 2009 assegnati dal Gambero Rosso 2013. Una tenuta la loro, che copre una superficie di 150 ettari, di cui 60 a vigneto gestiti con la massima cura e 14 a uliveto. I vigneti presentano esposizioni e terreni diversi e molti di essi vengono chiamati per nome: Cerreto Piano, Crognoleta, Madre Chiesa, Montedonico e Salaioli.ù Madre Chiesa la vigna più vecchia, di soli 14 anni ed è l’unica che non è stata piantata dalla famiglia Terenzi, ma ha prodotto il loro vino ancor prima di acquistarla. Tutte le altre vigne di proprietà sono state introdotte dopo una rigorosa selezione massale, con marze ricavate da piante di Sangiovese di circa 100 anni, selezionando le migliori che sono state piantate con l’idea di fare vini diversi da quelli presenti nel mercato enoico degli anni ’90: scuri, ombrosi e marmellatosi.Spostandosi su una tipologia di Morellino scattoso, elegante e giovanile, anticipando il trend del moderno stile che oggi è presente nel bicchiere. Questa avventura nasce all’incirca negli anni 2000, sfida faticosa ma sicuramente  emozionante, visto che il risultato era un’incognita e partendo da zero. Ancora oggi si dichiarano nella fase iniziale, visto che le vigne giovani cresceranno e muteranno negli anni e anche le più nuove daranno ogni anno uve diverse e di conseguenza vini differenti.

  • Tormaresca

    Tormaresca

    La passione, il coraggio e la fiducia nell’enorme potenziale qualitativo della Puglia sono gli elementi che hanno spinto gli Antinori ad investire in questa regione, in particolare nelle zone di Castel del Monte e del Salento. L’idea di fondo su cui si basa la filosofia produttiva di Tormaresca è quella di produrre grandi vini da vitigni autoctoni pugliesi. La maggior parte dei vigneti è coltivata con uve tradizionali, alcune delle quali risalenti alla civiltà della Magna Grecia, e fortemente radicate nel territorio: il Primitivo, il Negroamaro, il Fiano pugliese, l’Aglianico, il Nero di Troia ed il Moscato Reale 

    L’azienda Tormaresca è costituita da due tenute situate nelle aree più vocate alla tradizione vitivinicola della regione: Tenuta Bocca di Lupo nella DOC Castel del Monte, immersa nella selvaggia murgia barese e Masseria Maime nella zona del Salento, il cuore pulsante della Puglia.

    La tenuta di Bocca di Lupo sorge in agro di Minervino Murge, nell’area DOC Castel del Monte, a circa 250 m sul livello del mare. La vicinanza dell’antico vulcano Vulture, il clima caratterizzato da una notevole escursione termica tra giorno e notte e la composizione dei terreni hanno una notevole influenza sui vigneti. Le varietà presenti sono Aglianico, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Fiano pugliese, Nero di Troia e Moscato Reale. Masseria Maime sorge in una delle zone più belle dell’alto Salento. L’azienda, che si estende per una superficie di circa 500 ettari di cui 350 piantati a vite e 85 ad uliveto, si sviluppa lungo la costa adriatica, creando così un paesaggio unico di vigneti che nascono tra boschi e pinete e si perdono a vista d’occhio fino a confondersi con il mare.

  • Torraccia del Piantavigna

    Torraccia del Piantavigna

    Quella di “Torraccia del Piantavigna” è una storia che risale ai primi anni ’50 del secolo scorso, quando Pierino Piantavigna mise a dimora un piccolo vigneto sulle colline di Ghemme, nei pressi del seicentesco castello di Cavenago.

    Il nome dell’azienda, coniato molti anni dopo e ispirato alla vita appassionata che Pierino ha speso tra i filari del suo vigneto, deriva dall’appellativo “Torraccia” dato a una collina, particolarmente cara al Piantavigna, di eccezionale esposizione e di forma quasi circolare che si trova poco a nord del castello di Cavenago.

    La presenza della vecchia torre del castello, una vera “torraccia” a causa del suo stato di abbandono, è altro motivo di ispirazione del nome aziendale.

    Sarà Alessandro Francoli, presidente delle omonime Distillerie e nipote di Pierino, a creare nel 1997 quella che oggi è diventata un’azienda riconosciuta in Italia e all’estero per la qualità dei suoi vini, moderni ma assolutamente rispettosi delle tradizioni del territorio. Torraccia del Piantavigna è situata a Ghemme, nell’Alto Piemonte, ai piedi del Monte Rosa, una delle più emblematiche montagne italiane. Con una superficie di 38 ettari coltivata a vitigni autoctoni di grande tradizione come il Nebbiolo, la Vespolina e il Vitigno a bacca bianca come da Disciplinare di Produzione, l’azienda vinifica, affina e imbottiglia, direttamente nelle sue cantine, vini rossi, bianchi e rosati di grande qualità, tra i quali spiccano eccellenze come il Ghemme e il Gattinara D.O.C.G. Emblema dei costanti e svariati apprezzamenti della critica di settore è il prestigioso “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso, ottenuto per le varietà Ghemme e Gattinara per ben 10 anni consecutivi.

    L’attuale generazione alla guida dell’azienda trae insegnamento dall’esperienza di nonno Pierino non solo nel produrre vini di consolidata qualità ed eleganza, ma anche nell’attitudine al rispetto e allo sviluppo di valori imprescindibili come il Territorio, la Comunità e l’Ambiente. A riprova del suo impegno verso la tutela e la salvaguardia ambientale, Torraccia del Piantavigna ha ricevuto il prestigioso premio Eco-friendly del Touring Club Italiano nel 2014, nel 2017 e nel 2018.

    La famiglia Francoli possiede ancora, come sempre, la quota maggioritaria in Torraccia, tuttavia, dal 1 febbraio 2015, la proprietà è cambiata con l’entrata della famiglia Ponti, anch’essa di Ghemme e proprietaria dell’ omonima azienda leader in Italia nella produzione di aceti e verdure conservate, la quale ha acquisito un’importante quota.

    E’ certamente un passo logico per la società in quanto la famiglia Ponti ha collaborato con Torraccia sin dal principio avendo lasciato la gestione dei suoi prestigiosi vigneti ad una join venture aziendale di proprietà delle due famiglie. Oltre a ciò, all’attuale direttore della cantina, Nigel Brown, è stata riconosciuta una piccola quota a riconoscimento del suo importante ruolo nel futuro sviluppo della società.

  • Torre Rosazza
  • Tramin

    Tramin

    “La struttura della viticoltura è fatta di produttori che spendono tempo e passione tra questi filari, che in molti casi sono stati piantati dai loro avi. Anche se la nostra azienda è estesa, la struttura a rete diffusa ci consente di raggiungere velocemente ogni filare: è un aspetto importante, perché la vendemmia viene eseguita rigorosamente a mano. In cantina accompagniamo le uve nel percorso dalla terra alla tavola senza mai forzarle, anzi preservandone a ogni passaggio la carica aromatica sviluppata durante la maturazione. Con questo obiettivo sono stati fatti importanti investimenti: dal 2001, ad esempio, il nuovo centro di torchiatura sfrutta la forza di gravità e consente di lavorare le uve con massima cura e rispetto della materia. Non c’è spazio per l’improvvisazione: sia in vigna che in cantina la precisione è massima affinché ogni bottiglia possa esprimere aromi ben definiti per tipologia e varietà di uve.”

  • Veuve Clicquot

    Veuve Clicquot

    Veuve Clicquot Ponsardin è una delle più grandi case produttrici di champagne (maison) del mondo con sede a Reims, nella regione Champagne-Ardenne. Fondata nel 1772 da Philippe Clicquot-Muiron, ha svolto un ruolo fondamentale nell’affermazione dello champagne come uno dei vini preferiti negli ambienti dell’alta borghesia e della nobiltà europee.

    Nato in una famiglia di banchieri e mercanti tessili, proprietario di numerosi vigneti, nel 1772 Philippe Clicquot decise di aprire un négoce de vin con l’insegna Clicquot, a complemento degli altri affari della famiglia Clicquot. Fedele al suo intento di espandere la nuova attività “al di là di tutti i confini”, la prima consegna in assoluto della Maison venne effettuata a Venezia. Nel 1775, la Maison effettuò la prima spedizione di Champagne Rosé, mentre nel 1780 una selezione dei suoi vini fu spedita per la prima volta a Mosca.

    Nel 1798, Philippe Clicquot fece entrare in azienda il figlio François. Da poco sposato con Barbe-Nicole Ponsardin, François Clicquot era determinato ad ampliare l’attività e, nel 1801, assunse Louis Bohne come commesso viaggiatore. Bohne iniziò a viaggiare in Inghilterra e nei Paesi Bassi, perlustrando poi Germania, Austria, Ungheria e Italia.

    La prematura morte di François Clicquot nel 1805, lasciò Madame Clicquot vedova alla giovane età di 27 anni. Intelligente, piena di risorse ed energica, la Veuve (vedova) Clicquot era una donna determinata, con il coraggio necessario ad affrontare quella sfida. Assunse la gestione della proprietà di famiglia e divenne una delle prime donne imprenditrici dei tempi moderni. Louis Bohne divenne il suo braccio destro. Quell’anno furono spedite 110 000 bottiglie, di cui 25 000 in Russia.

    Nel 1810, Madame Clicquot manifestò ancora una volta il suo spirito innovativo, producendo il primo champagne millesimato della regione della Champagne. Nel 1811, una vendemmia eccezionale (attribuita al passaggio di una cometa nel cielo della Champagne) favorì un’annata straordinaria.

    Continuando a dimostrare grande audacia e un formidabile acume negli affari, Madame Clicquot sfidò il blocco continentale che paralizzava l’Europa dell’epoca e, nel 1814, riuscì a consegnare i suoi vini a San Pietroburgo. Lo Champagne fu accolto con enorme successo e creò grande fermento nell’aristocrazia russa.

    L’evento segnò l’inizio di un fulmineo successo e la Maison continuò a crescere. La presenza di Madame Clicquot nella regione era così forte che ben presto divenne famosa presso gli altri operatori del settore vinicolo con l’appellativo di La Grande Dame de la Champagne. Gli ordini affluivano da ogni dove con un anno di anticipo e la Maison non riusciva sempre a tenere il passo con la domanda. Grazie al suo notevole intuito, Madame Clicquot acquistò diversi appezzamenti di terra, oggi classificati come Grand Cru. Controllava la qualità delle cuvée di persona e i suoi registri di cantina testimoniano la sua straordinaria competenza.

  • Vie di Romans

    Vie di Romans

    Vie di Romans non è una cantina qualunque, bensì è una tra le aziende vitivinicole italiane più riconosciute e apprezzate a livello internazionale, senza dubbio per merito dell’impegno della famiglia Gallo, che appartiene al mondo della vite e del vino da oltre un secolo.
    Con passione e con grande dedizione nel lavoro, l’azienda, dal 1978 è condotta da Gianfranco Gallo, il quale operando coraggiose e audaci scelte, è riuscito ad affermare in tutte le etichette uno stile qualitativo di grande personalità.
    Partendo dalla profonda conoscenza dell’ambiente, Vie di Romans è stata una tra le primissime aziende a valorizzare ed esaltare il concetto di cru. Basandosi sulla consapevolezza che ogni vigneto gode di piccole ma importanti diversità, la cantina goriziana sfrutta proprio queste diversità, trasformandole in un preziosissimo patrimonio in grado di offrire ai vini inediti insiemi di sfumature organolettiche. Con la ferma convinzione che l’altissima qualità dell’intera gamma sia irriproducibile in altri contesti, tutte le bottiglie che escono dalla cantina sono contrassegnate, oltre che con il nome del vitigno, anche con quello del vigneto di derivazione: altro segno di una grande e profonda attenzione per il terroir.
    Tutto comincia, quindi, dal lavoro tra i filari, dove ogni scelta agronomica è pensata per avere i più alti livelli qualitativi nei grappoli, per cui a un’alta densità d’impianto corrisponde una inversamente proporzionale produzione per pianta.
    In cantina si parte da quello che è il massimo rispetto per la materia prima, cosicché la mano dell’uomo diviene interprete di ciò che la stagione e il territorio hanno saputo creare nel frutto.
    Il risultato di tutto questo è dato da etichette semplicemente straordinarie. Dallo Chardonnay “Vie di Romans” al “Ciampagnis”, dal “Dessimis” Pinot Grigio ai Sauvignon “Pierre” e “Vieris”, passando per il Friulano “Dolee” e per la Malvasia “Dis Cumieris”, senza ovviamente tralasciare “Flor di Uis”, “Dut Un” e “Mauris”: vini mitici.

  • Villa Barcaroli

    Villa Barcaroli

    Villa Barcaroli, Controguerra (TE), Abruzzo - Nel cuore di una delle zone di produzione da sempre vocate alla coltivazione della vite, con vitigni rappresentativi e iconici come Montepulciano e Trebbiano, nasce quest’azienda che si trova appena fuori dall’abitato di Controguerra. Immersa nei vigneti, questa tipica villa rurale del 17esimo secolo conserva ancora oggi bottiglie di montepulciano del 1954 in ottimo stato. I vini in gamma Montepulciano riserva D.O.C., Montepulciano D.O.C. e Trebbiano D.O.C., sono perfetta espressione di questo prestigioso territorio.

  • Villa Sandi

    Villa Sandi

    Una cornice luminosa, tra le verdi colline della Marca Trevigiana, accoglie Villa Sandi, splendido edificio di stile palladiano risalente al 1622 e oggi sede dell’azienda. La Villa è inserita fin dalle sue origini in un paesaggio fertile con campi e strutture agricole, che oggi come allora rende omaggio alla storia del luogo. Un vibrante palcoscenico in cui natura ed architettura vivono in un rapporto dialettico e funzionale; luogo di delizie e centro direzionale, il complesso di Villa Sandi si offre come sintesi armonica della relazione tra uomo e ambiente. L’ingresso è indicato da un elegante viale, accompagnate da statue del celebre scultore veneto Orazio Marinali, le cui opere decorano anche il timpano e il giardino retrostante; un imponente pronao, sostenuto da quattro colonne ioniche, orna il corpo principale dell’ edificio, ai cui lati si estendono due barchesse porticate e una piccola chiesa. La villa, patrimonio culturale della terra trevigiana, è un felice esempio di quel connubio tra arte e agricoltura che ha caratterizzato il paesaggio veneto dei secoli passati. Villa Sandi sorge ai piedi delle colline trevigiane, tra le zone D.O.C.G. del Prosecco di Valdobbiadene e quella D.O.C. dei vini del Montello. 

    La famiglia 

    La famiglia Moretti Polegato, da diverse generazioni dedita alla cultura del vino e proprietaria della Villa, ha rilanciato questa tradizione facendo di Villa Sandi la sede di rappresentanza della cantina omonima e promuovendo su basi moderne la coltura della vigna, da sempre presente nella zona. Avvalendosi delle sue qualità di appassionato conoscitore del mondo del vino, continua la tradizione di famiglia Giancarlo Moretti Polegato.

    Le Tenute

    Tenuta Rivetta: nel cuore dei 106,8 ettari di Cartizze sorge Vigna La Rivetta di Villa Sandi, tra le frazioni di Santo Stefano e San Pietro di Barbozza, nel comune di Valdobbiadene. Si tratta di una microzona baciata da un perfetto connubio fra un dolce microclima ed una terra feconda di antichissime origini nella quale Villa Sandi possiede un vigneto di un ettaro e mezzo denominato “ La Rivetta”. Felicissime ed irripetibili condizioni consentono la produzione di un Cartizze DOCG dalle caratteristiche uniche, che Villa Sandi propone nella versione brut,indicata ad accompagnare l’intero pasto.

    Tenuta di Valdobbiadene: Valdobbiadene offre ospitalità all’altra tenuta; per la sua esposizione solatia e arieggiata ben si presta alla coltivazione delle migliori uve e alla produzione dei grandi crù del Prosecco, come la Cuvée. Oltre a questo incantevole scenario di assolate colline, Villa Sandi, attraverso la consulenza dei propri enologi ed agronomi, controlla numerosi ettari di vigneti appartenenti a viticoltori selezionati, per offrire prodotti D.O.C.G. di qualità.

    Tenuta di crocetta del montello: I vigneti caratterizzano da secoli il paesaggio delle colline trevigiane ed è qui, nel cuore del Montello e dei Colli Asolani, che hanno sede le tenute di Villa Sandi. Condizioni pedoclimatiche favorevoli hanno permesso a questa terra fertile e generosa la coltivazione di grandi rossi, come il Cabernet Sauvignon, il Cabernet Franc e il Merlot e vitigni a bacca bianca quali Chardonnay e Prosecco.

    Tenuta di Nervesa della battaglia: qui vengono inoltre coltivate le uve destinate alla produzione dei vini più pregiati, come le riserve Marinali, Còrpore e Opere Trevigiane. Sono vigneti importanti, dove alle tradizionali tecniche di coltivazione si aggiunge l’esperienza frutto della collaborazione con l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano.